Curve vietate. Addio al “Nocciolinaro”: “Non può più lavorare”

Curve vietate. Addio al “Nocciolinaro”: “Non può più lavorare”

Vendeva arachidi durante le partite: i tifosi si sono mobilitati

di Redazione, @forzaroma

Fate entrare il Nocciolina allo stadio”. L’appello stavolta arriva bipartisan dalle tifoserie di Roma e Lazio e non riguarda un tifoso daspato.

Il Nocciolina (o Gamberetto per il suo modo di camminare all’indietro) è una figura storica dello stadio Olimpico da quasi 50 anni. Si chiama Cristiano Rolando, e già il nome porta dietro un alone epico per l’assonanza col campione portoghese, lo si vede spesso passeggiare per Trastevere e da tre generazioni riforniva i tifosi di noccioline, lupini e bruscolini. “A Nocciolì tirame un pacchetto”. Lui fischiava, tirava il pacchetto e prendeva al volo le monete che gli venivano lanciate. Su e giù per le scale. Prima, durante e dopo la partita. Senza sosta nonostante l’età non più giovanissima.

Chiunque è stato all’Olimpico almeno una volta nella vita lo ricorda per i suoi modi, per la sua simpatia, per il suo fisico quasi da cartone animato: baffi lunghi, corpo esilissimo e sguardo di ghiaccio. Riforniva, appunto, perché oggi Rolando non ha più il permesso di lavorare allo stadio.

Un colpo al cuore per i tifosi ma soprattutto per lui. Il Nocciolinaro ha un abbonamento da spettatore sia con la Roma che con la Lazio. Ha visto i mondiali del 90, quattro scudetti di giallorossi e biancazzurri, la finale di Coppa Campioni del 1984 e tantissime altre partite più o meno indimenticabili. Faceva il suo lavoro, salendo e scendendo le scale, saltando, scherzando con tifosi di curva e non. La legge però parla chiaro: serve la licenza.

Così da inizio stagione – dopo 50 anni in cui si era chiuso un occhio – la sua posizione è diventata scomoda. Prima di Roma-Udinese è stato visto fuori dalla curva a piangere visto che non è stato fatto entrare dal servizio d’ordine per motivi igienici (riferiti ai prodotti). Un’immagine diventata subito virale sui gruppi social dei tifosi di Roma e Lazio. In tantissimi ieri hanno condiviso l’appello: “Fatelo lavorare, ma che male può fare?”. Quasi nessuno sa dove trovarlo. Rolando non ha social, probabilmente non ha nemmeno un cellulare. “Non è mai servito saperlo. Quando c’erano le partite era allo stadio – dice un tifoso storico della Sud – L’Olimpico era casa sua”.

Perché la vita di Rolando è sempre stata lo stadio, perché i pochi soldi che metteva da parte arrivavano da lì. Quel calcio lì, quello dei Borghetti, delle partite alle 15 e dei bruscolini però è scomparso. Sicuri sia un bene? A fine serata il Coni ha fatto sapere che sta valutando la situazione e potrebbe derogare il divieto.
(F.Balzani)

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