rassegna stampa roma

Col Torino è una finale

L’incubo Bayern è alle spalle, la Roma deve ripartire nella caccia allo scudetto

Francesco Balzani

Un ritorno alla normalità dopo il viaggio nel futuro dell’Allianz Arena che servirà a squadra, tifosi e società. La Roma ha chiuso i 15 giorni da incubo iniziati con l’1-7 dell’Olimpico col Bayern, una batosta che ha aperto il periodo più nero dell’era Garcia. Nell’ultimo mese, infatti, sono arrivate 4 sconfitte, 2 pareggi e due vittorie. Nulla è compromesso: la Juve in campionato è a -3 (e avrà un calendario più difficile); in Champions si resta secondi appaiati al Cska in attesa dello scontro del 25 novembre a Mosca. «Vi chiedo l’ultimo sforzo prima della sosta. Col Torino come una finale», ha detto ieri nel discorso alla squadra Garcia. A Monaco per la prima volta si è visto il 4-4-2: «Una scelta intelligente per affrontare il Bayern», ha detto il tecnico. Una decisione che ha diviso la piazza: c’è chi promuove Garcia per aver limitato i danni e chi lo critica per aver snaturato il suo gioco, per essersi arreso. Tutti, però, sono concordi su una cosa: domenica sera col Torino si torna al 4-3-3 (titolari Totti, Pjanic e Gervinho) per ricominciare a vincere e non lasciarsi sfuggire un campionato che resta alla portata dei giallorossi. Una medicina preziosa per Garcia potrebbe essere il ritorno di Castan e Strootman. L’olandese (del quale in Inghilterra si insiste a scrivere di un prossimo assalto dello United di Van Gaal) sarà convocato col Torino per fargli respirare l’odore del prato dell’Olimpico (dalla panchina) mentre il difensore ieri si è allenato col pallone. Dopo la sosta poi sono attesi i ritorni di Maicon, Astori e Florenzi (per quest’ultimo escluse fratture alla caviglia, ma la distorsione lo terrà ai box almeno 7 giorni). Tornerà in panchina Destro. L’attaccante ha ricevuto qualche fischio dal settore ospiti dell’Allianz e i suoi continui borbottii in campo non sono piaciuti a compagni e tifosi, che ieri lo hanno criticato su radio e social network imputandogli pure di non essere mai decisivo nelle gare importanti.