“Caro Francesco, t’avanzo 10 euro”

Totti-day, la città si veste a festa per celebrare l’ultima del capitano. “È la fine di un’epoca”

di Redazione, @forzaroma

Bandiere, sciarpe e una distesa di maglie giallorosse mai vista. Tutte con lo stesso nome e lo stesso numero sulle spalle: il 10 di Totti. Per molti è stato il Tottiday, per altri l’ultima partita del capitano di 20 anni di un calciatore che per 25 anni ha indossato sempre la stessa casacca. Per tutti è il giorno più triste che un tifoso avesse mai potuto vivere.

“È la fine di un’epoca, di una storia, di un amore quello no – dice Armando, seduto al tavolo del Roma club Testaccioperché certe emozioni restano nel cuore a vita. Scolpite in maniera incancellabile”. A salutare il suo capitano ieri c’era tutta la Roma giallorossa. Poco importa se seduti al bancone di un pub o sul seggiolino blu dello stadio Olimpico. “C’è una data scolpita nella mia memoria di tifoso – dice Gabriele De Filippi, sul vialone che porta alla Curva Sud – ed è il 10 dicembre del 2000. Per Roma-Udinese acquistai un biglietto di tribuna Monte Mario, al 34′, però, dovetti lasciare lo stadio. Dopo il gol al volo di Totti, mi girai verso la signora Fiorella (la mamma di Francesco, ndr) e le dissi che io non potevo più restare: avevo pagato troppo poco rispetto allo spettacolo di quel gol”.

E ancora: “Ma quale festa? – sbotta Andrea, abbonato in Tevere dal 1993, l’anno del debutto di Totti – l’addio di Totti è un funerale. Perché senza di lui un pezzo di calcio è morto”. “Poteva smettere un anno fa? – si domanda Daniele, 50 anni e due bimbi al seguito – forse si, ma per quello che ha dato al calcio e alla Roma mi sembra il minimo che ogni sua scelta sia rispettata”.

Il ritornello della Capitale giallo e rossa era solo uno: “Un capitano, c’è solo un capitano”. “Totti è la Roma”, l’urlo della Sud nella coreografia dedicata al quel ragazzino di 41 anni. Un sipario giallo e rosso dove lacrime e standing ovation sovrastavano la voce dell’inno di Venditti. Al fischio d’inizio di Roma-Genoa importava a pochi. I 70mila cuori di ieri all’Olimpico avevano un solo battito: quello dedicato all’ultima bandiera che il calcio potrà ricordare sui libri di storia. Il triplice fischio finale è la partenza per un viaggio fatto di ricordi, un cammino che in 25 anni ha portato Francesco di Porta Metronia a essere Totti il Re di Roma.

(F.Pasqualetti)

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