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Leggo

Carbone nella calza

Getty Images

Non è una Roma d'alta quota, Mou schiantato dai resti del Milan

Redazione

Prima il dolce, poi il carbone. In mattinata Mourinho nella calza aveva trovato Sergio Oliveira, scrive Francesco Balzani su Leggo. Il regista del Porto che arriverà in prestito con diritto di riscatto a 15 milioni. In serata però ecco l’amaro dell’ottava sconfitta arrivata in quel San Siro che l’ha visto trionfare tante volte. Un ko che fa male perché arrivato per evidenti errori individuali: di Ibanez e compagni, ma pure dell’arbitro Chiffi. Andiamo per ordine. Dopo 4’ arriva il primo rigore per il Milan per un presunto tocco di mano di Abraham che allarga incomprensibilmente il braccio. Anche rivisto al Var i dubbi restano. Dal dischetto Giroud. Dopo 10’ arriva il raddoppio dopo un pastrocchio difensivo di Ibanez: ne approfitta Messias. Sembra l’inizio di una goleada ma la Roma mette fuori il naso e trova la deviazione vincente di Abraham. In mezzo un fuorigioco inesistente sventolato a Zaniolo e un rigore dubbio nemmeno visto al Var. La ripresa è più brillante e porta la Roma a sfiorare più volte il pari evitato da un gigantesco Maignan. Mou ci crede e cambia tutto inserendo pure Felix ed Elsha, ma sul più bello ecco il rosso a Karsdorp. Che spalanca le porte del Paradiso al Milan: 3-1 di Leao e ancora rigore con rosso a Mancini. Stavolta para Patricio su Ibra. Finisce in tragedia per la Roma che dovrà rinunciare a due titolari con la Juve e che rischia una multa per i cori razzisti del settore ospiti allo svedese zittiti da Mou. Che a fine partita ha parlato eccome: "Siamo stati sempre in partita fino al rosso di Karsdorp, ma restiamo una squadra di media qualità. A livello tecnico commettiamo errori basici, troppe situazioni in cui perdiamo palla con una facilità tremenda. Una qualità bassissima. Che però riguarda pure gli arbitri. Dove si vede chiaramente che è rigore il primo? Io non lo vedo, non si trova una clip dove si vede. Se dai il secondo devi dare anche quello su Ibanez. Vorrei solo uniformità. Al Var vogliono essere fenomeni, a volte è meglio lasciar decidere l’arbitro".