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Alla fiera del gol. Roma, carattere e gioco: Milan rimontato 3 volte

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E' stato un continuo ribaltamento di fronte col palo di Kjaer, le parate di Mirante e le occasioni per Pellegrini e Karsdorp

Redazione

Follie, errori e carattere duro. In un campionato che di normale ha molto poco finisce coi fuochi di artificio pure la sfida da Champions tra Roma e Milan, scrive Francesco Balzani su Leggo.

Tra la squadra che non ha mai perso sul campo e quella che aveva sempre vinto fino a ieri sera. Il risultato finale è 3-3 anche per colpa dell'arbitro Giacomelli che concede due rigori più che dubbi prima ai giallorossi e poi ai rossoneri tanto da scatenare l'ironia social: Hanno chiuso pure il Var alle 18?.

La squadra di Fonseca è andata sotto dopo 2 minuti, sul primo affondo dell'immortale Ibra che ha sfruttato la dormita di Kumbulla. Ne passano altri 12 per il pareggio grazie al colpo di testa di Dzeko dopo la papera in uscita di Tatatarusanu (che ha sostituito in extremis Donnarumma risultato positivo al Covid). Poi è un continuo ribaltamento di fronte col palo di Kjaer, le parate di Mirante e le occasioni per Pellegrini e Karsdorp. Sembra una partita di futsal in stadi vuoti che di certo non tengono alta l'attenzione dei difensori.

La ripresa si apre ancora con una dormita della Roma che permette a Leao di entrare in area e servire Saelemaekers. Stesso copione, ma interpreti diversi. Ci vuole il primo abbaglio di Giacomelli per riportare il pareggio: Bennacer appare in vantaggio su Pedro che cade a terra. Niente Var e Veretout non sbaglia mai. Tutto finito? No, perché dopo 10 minuti Mancini scalcia l'aria ma per l'arbitro colpisce Calhanoglu. Dal dischetto va di nuovo Ibra ed è 3-2 per il Milan. A chiudere il libro di una gara rocambolesca ecco Kumbulla (già decisivo in Europa) con la rete del definitivo pareggio messo a serio rischio nel finale de Romagnoli. Il Milan resta in testa, la Roma imbattuta. Partita equilibrata, e non era facile reagire sempre. I rigori? Tutti abbiamo giorni storti. Ha sbagliato per entrambi, le parole di Fonseca.