Stadio Roma, Di Maio chiama la Raggi: “Così danneggi il Movimento”

A Roma tre arresti per corruzione in nemmeno tre anni, indagini, rimpasti e lotte intestine. La rabbia del leader dei 5S: “Tutto ciò è inaccettabile, prendete le cose con sufficienza”

di Redazione, @forzaroma

Un tempo era “l’onestà”. Poi iniziarono a piovere su Roma avvisi di garanzia, arresti, e allora, tra le mani del Movimento 5 stelle, rimase solo “la reazione”. Dopo l’arresto per corruzione di Marcello De Vito, espulso per direttissima, il terremoto giudiziario colpisce l’assessore allo Sport Daniele Frongia, braccio destro di Virginia Raggi, indagato anche lui per corruzione nella vicenda dello stadio della Roma. Il terreno frana ancora una volta e Luigi Di Maio è imbestialito. Di Roma non ne può più. Come riporta La Stampa, lo dice chiaramente alla sindaca in più di una telefonata: “Quello che sta succedendo è inaccettabile. Stai danneggiando il Movimento”. Le responsabilità sono chiare. Le accuse, fortissime, di “prendere le cose con sufficienza”. Nel tardo pomeriggio, l’ultima telefonata, per intimare l’ordine: “Anche se si va verso l’archiviazione, Frongia si deve auto-sospendere dal Movimento e rimettere le deleghe allo Sport”. La sindaca esegue, l’auto-sospensione arriva pochi minuti dopo, accompagnata da una dichiarazione di “innocenza” di Frongia, ma il suo allontanamento dal Campidoglio può considerarsi definitivo.

Tre arresti per corruzione in nemmeno tre anni, indagini a raffica, dossieraggi, lotte intestine, rimpasti. Adesso, l’ombra si allunga su Frongia, il Richelieu di Roma che tesseva i rapporti politici della sindaca e teneva in mano le briglie della maggioranza. Era l’uomo più fidato di Raggi, membro della chat “Quattro amici al bar”, prima che ne arrestassero uno, Raffaele Marra, e allontanassero l’altro, Salvatore Romeo. I due superstiti, Raggi e Frongia, ancor più indivisibili di prima. Fino a ieri, quando la sindaca si è accorta di essere rimasta sola. “Non ci sono motivi per togliere la fiducia alla Raggi”, dice il ministro Riccardo Fraccaro. La verità, forse, è che ci sono motivi ben più forti per non sfiduciarla. Le elezioni Europee, la Lega che avanza a Sud, il Pd che recupera consensi, la conseguente ammissione di non avere una classe dirigente in grado di amministrare una città

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