Roma battuta e fischiata. L’effetto Di Francesco è finito

L’involuzione romanista evidenziata dai numeri: solo 9 punti in 7 partite di campionato

di Redazione, @forzaroma

Altro che lotta scudetto, chimera quasi irraggiungibile (Napoli a +11), come scrive Matteo De Santis su La Stampa, la mesta realtà della Roma è che ora come ora, con il momentaneo 5º posto e il sorpasso della Lazio, non ci sarebbe neanche la coperta di Linus di un posticino in Champions.  Tutta colpa di un misero raccolto da 9 punti in 7 partite di campionato e di un periodaccio, comprensivo anche dello sfratto dalla Coppa Italia, non più passeggero. L’involuzione romanista sa tanto di selezione naturale.

Travolta dall’ormai cronico destino da eterna incompiuta e dalle scorie di Nainggolan in punizione (“Scelta che andava fatta”, il punto tenuto da Di Francesco), la Roma ha scoperto di essere carne da macello per l’Atalanta: sconquassata dai perfetti meccanismi gasperiniani, abbandonata da una serie di interpreti decotti (Gonalons in testa), incapace di ritrovare persino l’organizzazione difensiva che aveva sempre tenuto in piedi la baracca, colpita da Cornelius e De Roon (con una deviazione di Manolas) e salvata dal palo su Freuler.

La reazione della ripresa, ispirata dalla superiorità numerica (doppia ammonizione di De Roon, espulso anche Gasperini per proteste), ha palesato i limiti romanisti: una zampata di Dzeko, poche idee, tanta confusione e tantissima fatica a graffiare negli ultimi metri. Una mano potrebbe arrivare dal mercato. “Ma per operare bisogna avere i soldi e conoscete tutti la nostra situazione economica…”, ammette il ds Monchi. La traduzione è sempre la stessa del periodo americano: prima le cessioni, poi si vedrà.

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