Una storia d’amore infinita. Così Roma festeggia i 40 anni del suo Peter Pan

Da quattro generazioni incanta e non sarebbe mai stato possibile senza la sua enorme professionalità. Ma prima o poi quei piedi smetteranno. E saranno lacrime.

di Redazione, @forzaroma

Ci siamo. Ogni età ha la sua innocenza. Eppure non esiste un’età perfetta, lo sappiamo, non c’è età senza tranelli. Quando sei ragazzino sei troppo acerbo. Quando sei adulto magari sei acciaccato. Quando sei anziano ti senti ancora un ragazzino. Totti festeggia. La città meno. L’amore per ciò che è stato (ed è ancora) andrà spegnendosi come una candela esposta al vento dei cambiamenti, che soffia sempre nella stessa direzione, dall’oggi al domani. Cambiamenti silenziosi che aprono voragini d’affetto. Ammirarlo ancora è un lusso. I suoi 40 anni sono un patrimonio di 4 generazioni di appassionati.

A volte gli abbiamo visto perdere l’equilibrio: quando si è fatto male, quando stava per lasciare Roma, quando lo hanno accusato di fare il bello e il cattivo tempo, quando recentemente era diventato Peter Panc, perché Spalletti non riusciva a vederlo, nemmeno per sbaglio, titolare, e se lo portava sempre in panchina. Francesco ora ha imparato. Sa che per giocare più a lungo non può giocare sempre, né a ritmi elevati. Totti è il testimonial assoluto della professionalità. Con qualche fetta di salame in più, con un pezzo di cioccolata sbagliato, sembreranno pure stupidaggini, ma lui lo sa che non sarebbe ancora qui. Ci domandiamo soltanto come faccia, uno che già segnava in serie A quando molti dei suoi attuali compagni prendevano il biberon, cosa abbia fatto, nella sua genetica semplicità, per mantenere inalterato lo status quo del talento. I 40 anni di Totti, artisticamente parlando, corrispondono agli 82 di Leonard Cohen e ai 91 di Andrea Camilleri. Sono stelle geneticamente dotate di un altro splendore. Sono anime fresche in corpi stanchi, sono la plateale contraddizione di chi disse: “La fiamma che brucia per metà tempo brucia al doppio dell’intensità”. Totti è la coda di una cometa ormai invisibile, il calcio di un’epoca forse meno sporca, meno malata, meno ossessivamente minata dalle aspettative e dalla tecnologia. Ma prima o poi quei piedi smetteranno. E saranno lacrime.

(E.Sisti)

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