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La Repubblica

“Tutta colpa di chi c’era prima”, Tiago Pinto e quell’alibi grillino

 Getty Images

Il g.m.: "Dal punto di vista sportivo abbiamo trovato una situazione da cambiare“

Redazione

La Roma è settima, ma la colpa non è sua. Almeno a sentire le analisi che i vertici di Trigoria fanno della situazione. Pare quasi di rivivere l’epopea romana dei Cinque Stelle: “È colpa di chi c’era prima“. Più che Mourinho, sempre molto focalizzato sul presente e sul come migliorare la squadra, il maggior interprete della nuova cancel culture romanista è il general manager Tiago Pinto, scrive Matteo Pinci su La Repubblica. Che col passato ha il dente avvelenato. Quale passato, in realtà, non lo dice: “Dal punto di vista sportivo abbiamo trovato una situazione da cambiare“, diceva giovedì scorso riferendosi alla “necessità di ripulire strategicamente la politica precedente della Roma". Certo, l’opera di pulizia ha prodotto finora il regalo di Pedro alla Lazio – con inevitabile gol nel derby – e di Dzeko all’Inter: possibile che non se ne potesse ricavare un euro? La nuova politica, invece, ha partorito l’arrivo di una stella come Abraham, di buoni innesti come Rui Patricio e Viña. Ma anche di Reynolds, bocciato in via definitiva dopo un anno in cui ha mostrato limiti tecnici insuperabili, e i quasi 18 milioni per Shomurodov – messo pubblicamente all’indice da Mourinho come responsabile del 3-3 della Juventus. Ma qual era la “situazione sportiva da cambiare” trovata da Tiago Pinto a Trigoria? Il piazzamento Champions era più di una possibilità: diciamo un obiettivo. Un anno dopo la Roma è settima, la Champions meno di illusione, visto che lo stesso Mourinho bolla “da settimo posto” la sua squadra. Un’involuzione passata per la spesa di 97 milioni di euro sul mercato, incassandone dalle cessioni 22. Un saldo forse senza precedenti nella storia della Roma.  Che però non ha prodotto miglioramenti apprezzabili, almeno nell’immediato.