Terreni pignorati e Friedkin disorientati. Addio a Tor di Valle

Il Comune scrive alla società: “Nessuno ci ha mai informati dei vincoli”. I nuovi proprietari della Roma valutano Flaminio o Tor Vergata come alternative

di Redazione, @forzaroma

Giusto giovedì scorso, a sei mesi dalle elezioni comunali, la sindaca Virginia Raggi ha promesso ai tifosi della Roma ‘un bel regalo’ per il Natale più improbabile del dopoguerra: lo stadio di Tor di Valle. “Siamo pronti”, ha detto. Ma nove anni dopo il via all’iter, se il Campidoglio è finalmente pronto, non lo è più la società.

La pietra tombale sul progetto del nuovo stadio della Roma – scrive Lorenzo d’Albergo su ‘La Repubblica’ – ha le sembianze di una lettera. Due pagine scarse, datate 13 ottobre, rimescolano ancora una volta le carte su Tor di Valle e riservano l’ennesimo colpo di scena di un iter infinito: i terreni sui quali il club giallorosso vorrebbe realizzare la sua nuova casa sono pignorati. “Il complesso immobiliare — scrive il Comune — non è nella libera disponibilità dell’attuale proprietaria Eurnova Spa”. La società di Luca Parnasi non naviga in buone acque. Il vecchio ippodromo di Julio Lafuente potrebbe finire all’asta per ripianare i debiti. Sull’area gravano ipoteche per 42 milioni di euro da eliminare prima di cedere tutto all’immobiliarista ceco Radovan Vitek. Un gomitolo sempre più difficile da dipanare. In questo senso, la missiva di palazzo Senatorio è illuminante: “Questa amministrazione non è mai stata portata a conoscenza di quanto sopra (del pignoramento, ndr) negli innumerevoli tavoli e incontri via via succedutisi ai più vari e alti livelli”.

La lettera del Campidoglio è rimasta senza risposta. Già, perché i Friedkin sono pesantemente disorientati su Tor di Valle. Dan e Ryan vogliono un nuovo stadio per la Roma, ma senza avventurarsi in una mission impossible. Per mettere le mani sulla porzione dei terreni a ridosso del Grande raccordo anulare che interesserebbe lo stadio, si sono visti chiedere 45 milioni di euro da Vitek che acquisterebbe l’intera area a 50. Un prezzo giudicato non equo. In più c’è il percorso autorizzativo: il Comune pretende che nei documenti ufficiali continui a figurare Eurnova, mentre i due tycoon texani non vedono perché si debbano legare a un intermediario fallito. Così hanno preso a guardarsi attorno. Cene, riunioni, videoconferenze: le opzioni sul tavolo sono la riqualificazione del Flaminio o il trasloco a Tor Vergata. Quando ha letto il report con costi e planimetrie, la nuova proprietà è impallidita. Rovistando nei cassetti della società (un dipendente e un amministratore) sono saltate fuori consulenze e progetti stimati in 60 milioni di euro. Ecco gli studi sulle trivellazioni, ipotesi (oggi fuori dal tempo) di concerti e festival per tenere acceso lo stadio anche quando non gioca la Roma.

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