Rosetti capo degli arbitri? Ecco la sua rivoluzione…

di finconsadmin

(repubblica.it-F.Bianchi) Roberto Rosetti, 46 anni, ex arbitro internazionale ed ex capo degli arbitri di Russia, è in pole position per prendere il posto (da luglio) di Stefano Braschi, attuale designatore degli arbitri di serie A. Con Rosetti sono in corsa anche Domenico Messina, designatore Can B, e Stefano Farina, designatore Can Pro: entrambi hanno fatto bene. La scelta (decisiva) spetta a Marcello Nicchi, presidente degli arbitri: in seno all’Aia, associazione italiana arbitri, qualcuno potrebbe avere da ridire sul fatto che Rosetti ha lasciato l’Italia (era designatore della B) per andare in Russia. Vero che a Mosca, Roberto Rosetti ha guadagnato bene: ma è stata la scelta coraggiosa di un uomo coraggioso. Basta pensare che avrebbe potuto arbitrare ancora due stagioni ma ha preferito dimettersi dopo l’errore negli ottavi di finale dei Mondiali 2010 del Sudafrica (convalidato un gol in fuorigioco di Tevez in Argentina-Messico). Questo errore (degli assistenti) è costato forse a Rosetti la finale mondiale: con l’Italia subito eliminata, era sicuramente fra i favoriti. Appena tornato a Torino, ha scritto un libro (“Nessuno parla degli arbitri”) dove ha raccontato la sua carriera, e si è dimesso, rinunciando fra l’altro a non pochi soldi (era ai vertici anche mondiali): Nicchi lo ha scelto subito come designatore dei cadetti, dove Rosetti ha lasciato un ottimo ricordo.

I due anni in Russia sono stati importanti, e hanno formato il dirigente: un mondo sterminato, pochissimi arbitri, tantissima corruzione. Un lavoro capillare, per ricostruire passo passo una classe arbitrale inaffidabile. Ha ridato dignità, cacciando le mele marce. Ora Rosetti ha concluso l’avventura russa ed è tornato a Torino. Non gli spiacerebbe, certo, poter lavorare con gli arbitri di A, che conosce e stima. “Sono a disposizione” ha detto di recente, ricevendo un premio a Roma. Rosetti ha le idee chiare, e si sente pronto a prendere il posto di Braschi (che ha fatto bene in questi quattro anni): l’ex internazionale torinese considera la classe arbitrale italiana la migliore d’Europa, ci sono almeno 5-6 elementi di valore assoluto mentre le altre Nazioni ne hanno, quando va bene, uno o due (la Francia non avrà nemmeno un arbitro ai mondiali del Brasile: in l’Italia, oltre a Rizzoli, meritava anche Rocchi).

Rosetti è un uomo di campo, di regole, di disciplina, anche di dialogo. Lontano dalla politica sportiva. Di sicuro, non è a favore della moviola in campo. L’ex arbitro (che aveva ricevuto i complimenti anche della Merkel) è in ottimi rapporti col designatore europeo Pierluigi Collina ed è pronto a lavorare sodo, a tenere sotto tiro gli arbitri italiani, motivandoli. Se la scelta cadrà su di lui: ora tocca a Nicchi.

La guerra al doping, incontro Bach-Pigozzi
Vertici dello sport a Losanna, Svizzera: il presidente del Cio, Thomas Bach, ha incontrato il professor Fabio Pigozzi, presidente della Federazione internazionale di medicina dello sport (Fims), rettore dell’Università del Foro Italico di Roma e membro della Giunta Coni. Tema, la guerra al doping. Sì, perché di guerra si tratta, tanto che Pigozzi ha parlato di “guardie e ladri”. “Gli scienziati al servizio della Fims-ha spiegato Pigozzi-sono determinati a sviluppare una nuova generazione di test in grado di tenere il passo proprio col progresso costante delle pratiche doping associate allo sport”. Allo studio anche la creazione di Centri di medicina dello sport in tutto il mondo: d’altronde alla Fims, che Pigozzi rappresenta, aderiscono 117 Paesi.

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