Roma, un pieno d’amore per Zeman e De Rossi

di Redazione, @forzaroma

(La Repubblica – M.Pinci) Aveva più capelli, qualche chilo in meno, il viso già segnato. Tredici anni dopo l’ultima volta, Zdenek Zeman è tornato a sedere sulla panchina dell’Olimpico. Non da avversario, come nel 2004, quando nello stadio che più sente suo era tornato a giocare contro la Lazio vestito di giallorosso, sì, ma quello del Lecce.

 

Rispetto all’ultima volta, primavera del ‘99, ha dovuto spegnere la sigaretta, ora che in panchina è vietato, come al cinema – dove il boemo non va più per questo – o al ristorante. Ma lo sguardo è sempre lo stesso. E poco importa che l’avversario fosse l’Aris Salonicco, battuto 3-0 in un match amichevole da fine estate che doveva essere lo spot della nuova Roma: la gente, affascinata dalla nostalgia e dalla promessa di calcio spettacolo, si è scrollata la sabbia dai piedi lasciando i luoghi di villeggiatura, il sole e il mare per tornare in una Roma semideserta. 35 mila paganti arrivati ad affollare curva Sud e tribuna Tevere, rispolverando i cori che, da quelle parti, andavano di moda una vita fa.

 

C’era la fila, ieri, davanti all’unico rivenditore vicino allo stadio, proprio alle porte dell’Ostello della Gioventù, dove oggi comparirà Conte per difendersi dalle accuse del calcio scommesse. Un gioco del destino che sembra quasi evocare la rinnovata rivalità tra Zeman e la Juve, filo conduttore che lega la Roma di oggi a quella di 13 anni fa: allora il doping, oggi uno scandalo che i colori bianconeri li tocca di riflesso, ma che non ha impedito al tecnico di Praga di riaccendere il focolaio «Le parole di Elkann? Dico solo che la Juve negli ultimi anni non ha offerto un esempio positivo», l’ultima puntura di ieri sera.

 

A riannodare i lacci della memoria, anche la vecchia amicizia con Francesco Totti. Aveva aperto e chiuso lui, con due gol, l’ultima volta di Zeman romanista all’Olimpico, contro il Cagliari, il 16 maggio ’99: finì 3-1. La storia li ha riavvicinati, e anche se Totti si è dovuto accontentare di vedere segnare Osvaldo, Bradley e Destro Zeman gli ha comunque restituito il ruolo di esterno a sinistra, che dovrà accompagnarlo nelle ultime stagioni della carriera. Dopo, inizierà l’era De Rossi: resterà, lo ha chiesto la gente esponendo uno striscione inequivocabile («De Rossi non si tocca»), e lo ha certificato la Roma con una promessa sottoscritta davanti ai 35 mila presenti: «Daniele giocherà qui per sempre». Merito, forse, del clima da festa, dell’atmosfera di Zemanlandia. Che, a Roma, mancava da 13 anni.

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