Roma, quanti errori. Due partite decidono se Di Francesco resta

Roma, quanti errori. Due partite decidono se Di Francesco resta

Contro Frosinone e Lazio gli ultimi due test a disposizione dell’abruzzese per convincere il “disgustato” presidente Pallotta di essere ancora l’allenatore giusto per i giallorossi

di Redazione, @forzaroma

Quattro giorni, due partite. La stagione della Roma rischia di dipendere da quello che le capiterà tra mercoledì e sabato all’Olimpico: il Frosinone prima, poi il derby con la Lazio. Gli ultimi due test a disposizione di Eusebio Di Francesco per convincere il “disgustato” presidente Pallotta di essere ancora l’allenatore giusto per la Roma, scrive Matteo Pinci su “Repubblica“. Nell’analisi societaria, la responsabilità è dei calciatori. Perché Monchi è certo di aver costruito una squadra migliore di quella dello scorso anno. E tra le mura di casa nessuno sostiene il contrario, anzi. Ora è proprio lui il primo a difendere l’allenatore, al punto da minacciare di legare il proprio destino al suo: via uno, via l’altro. Anche perché un nome pronto a raccogliere in corsa l’eredità del tecnico non c’è. Ma nella tentacolare struttura dirigenziale, che ha braccia anche a Londra, i primi sondaggi sono iniziati. La rosa dei papabili è ricchissima: Paulo Sousa ha avuto pure un colloquio con il consulente Franco Baldini, anche se la panchina della Roma non è stata tra gli argomenti trattati. Ma è segno del buon rapporto tra i due. Laurent Blanc fu una tentazione già nel 2013. Poi c’è la corrente italiana, con nomi come Prandelli o Montella. Conte resta una suggestione più per i tifosi che per il club. In caso di esonero, il prossimo sarebbe il 7° tecnico in 8 stagioni americane: di più ne ha cambiati solo l’Inter.

Il ritiro punitivo è stato una scelta voluta dall’allenatore: non tutti inizialmente erano d’accordo però, se ne è discusso con telefonate tra il pullman che riportava la squadra a Roma e il treno su cui viaggiava parte della dirigenza. Ha spinto, Di Francesco, dopo una animata discussione tra due leader della squadra – uno grandicello, uno meno – nello spogliatoio del Dall’Ara. I due avevano dato avvisaglie in campo, ma sono recidivi: se ne erano dette parecchie anche nella scorsa stagione, quando i risultati mitigarono il clima. Trigoria ha scelto l’interventismo. Una riunione tra allenatore, dirigenti e calciatori è servita per ripetere guardandosi negli occhi che è nelle difficoltà che si vedono gli uomini e che ora le scelte tecniche non guarderanno il curriculum ma solo l’impegno. Ai calciatori bisogna invece far digerire le rotazioni continue – 21 uomini diversi impiegati dall’inizio – i moduli alternati freneticamente, gli uomini utilizzati fuori ruolo, le scelte azzardate e rimangiate.

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