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Roma, lo stadio nell’urna: Friedkin spera in Gualtieri

LaPresse

Ormai in pianta stabile a Roma, padre e figlio lavorano su scelte sorprendenti e investimenti importanti

Redazione

Un anno dopo, Roma aspetta ancora di conoscere Dan e Ryan Friedkin, anche se entrambi in città sono presentissimi. Come scrive Matteo Pinci su repubblica.it, solo vivendo qui padre e figlio potevano entrare in quella trama di relazioni che da sempre costituisce lo strato su cui a Roma vengono prese le decisioni che contano. I Friedkin hanno accartocciato il progetto di Tor di Valle: 9 anni e 80 milioni in fumo, spariti senza mettere una sola pietra. Per la nuova proprietà quel progetto così dispendioso in termini di opere pubbliche era irrealizzabile. Hanno inquadrato un'altra area, tra la via Ostiense e Marconi, accanto allo storico quartiere Testaccio. Avevano scommesso su due carte: Maurizio Costanzo, spin doctor di Virginia Raggi, e Stefano Scalera, ex braccio destro di Gualtieri al Mef. Le elezioni amministrative hanno lasciato in piedi solo la seconda, in attesa del ballottaggio che incoronerà il sindaco. Paradossalmente, una mano a realizzare il nuovo stadio potrebbe averla data il ponte dell'Industria andato in fiamme sabato notte: per il nuovo sindaco, l'occasione di ripensare l'intera area. I soldi di un privato con un interesse forte rappresentano una prospettiva suggestiva: immaginarci al centro un nuovo stadio, a quel punto, sarebbe persino banale.