Roma e Garcia, resa dei conti tra paura e accuse al mercato

Campagne acquisti mirate alle plusvalenze, giocatori acquistati che non piacciono all’allenatore, rosa ridotta all’osso, non si contano più di 16 effettivi “graditi” al tecnico, ormai con la lingua di fuori

di Redazione, @forzaroma

«Abbiamo paura e non abbiamo un capo». Queste sarebbero le parole di una voce importante dello spogliatoio della Roma – scrivono Pinci e Sisti su “Repubblica” – per inquadrare il problema. Una crisi d’identità, che da tecnica è diventata umana. La paura è tanta ed è figlia delle indecorose imbarcate. Il blocco mentale (collettivo) si aggiunge ad uno scollamento dell’intesa di gruppo. Fino a prova contraria, in campo non c’è un leader in grado di trascinare la squadra nei momenti di difficoltà: l’ultimo era stato Strootman.

E’ capitato che alcuni giallorossi abbiano chiesto all’allenatore: «Mister, possiamo lavorare sulle diagonali?». La risposta è stata no, se anche con l’Atalanta la linea della difesa giallorossa sembrava un elettrocardiogramma. Di chi è la colpa? Poco di Rüdiger, molto di Garcia, molto dei suoi “tattici”, di Bompard e Fichaux.

Campagne acquisti mirate alle plusvalenze, giocatori acquistati che non piacciono all’allenatore, rosa ridotta all’osso, non si contano più di 16 effettivi “graditi” al tecnico, ormai con la lingua di fuori. Fatali a metà stagione gli infortuni o gli errori da stanchezza estrema (Digne con l’Atalanta). E Gervinho torna indispensabile (con lui 2,4 punti a partita, senza di lui 1 punto a partita).

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