Platini: “La Champions è il modello, Barcellona gioca all’italiana”

Il presidente della Uefa parla in una lunga intervista al magazine “World Soccer”

di Redazione, @forzaroma

Il calcio di oggi e quello di ieri, la Champions come torneo modello, il Barcellona che gioca all’italiana e il successo del fair-play finanziario, ma anche il no alla proprietà di calciatori di soggetti terzi e soprattutto l’idea di limitare che pochi club possano permettersi i calciatori migliori. Lunga intervista quella concessa da Michel Platini, presidente della Uefa, al magazine “World Soccer”. “I giocatori di oggi sono eccellenti e mi diverto a guardare le partite – racconta Le Roi – E’ un calcio propositivo, non ci sono molti pareggi senza reti. I tre punti a vittoria si sono dimostrati una buona idea e la gente ora gioca per vincere piuttosto che per non perdere come eravamo abituati gli ‘italiani’ come il sottoscritto”. “In Inghilterra lo spettacolo è migliore che in Italia, e sottolineo lo spettacolo, non il gioco, perchè in Italia gli stadi sono vuoti a causa di alcuni problemi. Quando guardi una partita in Inghilterra o in Germania, vedi un campo bellissimo, uno stadio pieno, una partita combattuta, un bravo arbitro e penso che tutto questo sia molto bello”.

“Poi ci sono delle differenze, in Francia e in Spagna si gioca diversamente che in Inghilterra e Italia ma è sempre un bene per la crescita del calcio. E la Champions League è la conseguenza di tutto questo”. Per l’ex fuoriclasse della Juventus “la Champions è una competizione molto difficile, nessuno l’ha vinta due anni di fila come invece succedeva nella vecchia Coppa dei Campioni con Ajax, Bayern o Liverpool. E si assiste a belle partite già da settembre. Certo, poi le grandi squadre superano la fase a gironi ma penso sempre di consegnare il trofeo alla squadra che lo merita più di tutte”. E se i giocatori migliori del momento “sono di sicuro Ronaldo e Messi”, sul Barcellona campione d’Europa, Platini sottolinea: “Quello di Luis Enrique è totalmente diverso da quello di Guardiola, ha vinto la Champions con le ripartenze. Era come vedere la Juve contro una squadra italiana, è stata battuta in contropiede. Questo non sarebbe successo qualche anno fa e dimostra che devi adattare la tua squadra ai giocatori che hai. E se hai Messi, Neymar e Suarez, giochi in modo diverso. Nella finale di Berlino, quando la Juve ha cominciato a pensare di poter vincere, ha perso, perchè il Barcellona ha tre giocatori fantastici che possono segnare quando vogliono”.

E questo pone un altro problema. “Con la legge Bosman puoi avere tutti i migliori giocatori nella stessa squadra. Prima in Spagna c’erano Real Madrid, Atletico, Barcellona, Valencia, tante squadre, con grandi calciatori in tutte le formazioni. Adesso, invece, i migliori sono in uno o due club. La legge Bosman, non il calcio, ha cambiato le cose. Per il futuro sarà importante limitare la possibilità di avere i migliori calciatori in una o due squadre. E’ importante per la competizione. Se tutti sono in una sola squadra, non è un bene. Al momento ci sono i grandi club che hanno tanti soldi che possono permettersi chiunque ma dobbiamo pensare a un calcio giocato in tutta Europa, non solo fra due o tre club”. E il fair-play finanziario va in questa direzione.
“Abbiamo fatto qualcosa, penso che stia funzionando bene. Le perdite aggregate sono scese da 1,7 miliardi di euro del 2011 a 400 milioni nel 2014, è un successo. Ovviamente ci sono una o due società che non sono entusiaste, di contro però migliaia di club sono felici”. Tornando alle differenze fra il calcio moderno e quello della sua epoca, per Platini “i giocatori non sono più veloci rispetto a 10 o 20 anni fa”.

“Ma oggi il calcio è più tutelato dagli arbitri, la palla gira di più per il campo e l’aver abolito il retropassaggio al portiere rende le partite più intense. Non è una questione di giocatori ma di modo di giocare. Magari i calciatori sono fisicamente più preparati rispetto a 20 anni fa ma la palla resta il fattore principale. Come diceva mio padre, ‘Michel, la palla va sempre piu’ veloce di tè”. E sui fondi d’investimento che acquistano calciatori, è categorico: “sono stati proibiti dalla Fifa. Trasformano i soldi dei club in soldi per i singoli, per cui i club si impoveriscono e i singoli si arricchiscono con i soldi del calcio. E i giocatori non possono nemmeno decidere per se stessi perchè sono diventati dei prodotti. Rappresentano anche un problema per l’integrità dellle competizioni perchè parliamo di individui o società che possiedono calciatori in diversi club e possono dunque influenzare i risultati delle competizioni sportive”.

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