Platini, ecco il piano per conquistare la Fifa

Si vota a Zurigo il 26 febbraio 2016. L’ex campione di Francia e Juve sa benissimo che non sarà facile vincere

di Redazione, @forzaroma

Michel Platini, 60 anni compiuti il 21 giugno, è presidente dell’Uefa dal 26 gennaio 2007: adesso si è candidato a prendere il posto di Sepp Blatter alla Fifa (si vota a Zurigo il 26 febbraio 2016). L’ex campione di Francia e Juve sa benissimo che non sarà facile vincere. Non farà nessuna alleanza con Blatter: è stato suo amico e sostenitore, è vero, ma si è sentito tradito quando l’ex colonnello svizzero non ha rispettato la promessa (“non mi candiderò più”, disse).
Sa benissimo, Michel, quello che lo attende: già girano polpette avvelenate, ipotesi di fantasiosi dossier (la Fifa sta indagando, finirà nel nulla). Qualcuno cercherà di buttare fango su Platini: il primo sarà Blatter, spalleggiato magari dai tedeschi. Chung Moon-Yong, sudcoreano erede della dinastia che ha fondato il colosso Hyundai, si è candidato anche lui (non avrà molti consensi) ma intanto ha attaccato subito Platini, definendolo “figlio di Blatter”. Peggio ancora ha fatto il principe giordano Ali Bin Al Hussein che il 29 maggio scorso prese 77 voti e fu sconfitto da Blatter (133), giunto addirittura al suo quinto mandato ma poi travolto dagli arresti di tanti, troppi uomini a lui vicini (a proposito Blatter non si muove più dalla Svizzera, teme l’estradizione…).

 

Il principe, fratellastro del Re di Giordania, riuscì a conquistare quei voti anche e soprattutto grazie a Platini, che convinse molte Federazioni europee a non seguire più Blatter dopo gli arresti dell’Fbi a Zurigo. Ora Ali ha voltato le spalle al n.1 Uefa e vuole riprovare (ma anche lui non va lontano, la “sua” Asia non lo appoggia nemmeno). Come detto, Platini sa benissimo che lo aspetteranno mesi durissimi, ricchi di veleno: Blatter è ancora forte, nonostante tutto, ed è capace di qualsiasi cosa: potrebbe cercare di dare la mano ad altri eventuali candidati, magari il brasiliano Ronaldo o il tedesco Beckenbauer.

 

Potrebbe avvelenare i pozzi. Platini ha l’appoggio dell’Uefa (non tutta: Putin, i suoi alleati, e i tedeschi sono contro di lui), ha forte seguito in Sudamerica (le ipotesi Zico o Maradona sono solo fantasia) e Centro-America, potrebbe averlo anche in Asia se facesse un patto con lo sceicco del Kuwait, Ahmad Fahad Al Sabah, presidente-fra l’altro-dei comitati olimpici mondiali e uomo potentissimo anche a livello Fifa. Platini ha il pieno consenso della Figc, Tavecchio è un suo vecchio amico, mentre Giovanni Malagò ha chiamato il candidato alla Fifa per incontrarlo il più presto possibile, insieme con Luca di Montezemolo, e parlare anche di Roma 2024. Mossa saggia quella del presidente del Coni: già aveva visto Blatter in tempi non sospetti, una visita (sempre con Montezemolo) di cortesia alla Fifa House, sulla strada per Losanna. Ora è giusto che Malagò si confronti anche con chi potrebbe diventare il n.1 del calcio mondiale.

Nei veleni usciti in questi giorni si è detto anche che Platini ha votato per i Mondiali ’22 in Qatar: sai che scoperta. Lui lo ha sempre ammesso, ma a differenza di altri non è sotto indagine per aver preso le mazzette. E’ stato detto anche che suo figlio Laurent è avvocato di Qatar Sport Investment che controlla il Psg (la figlia, Marine, è attrice di teatro). Anche questa non è una novità. Sono tutti qui i veleni? Non possono certo spaventare Platini che nei pochi giorni di vacanza, passati a Cassis con i nipotini, ha lavorato al suo progetto. Ora ha le idee chiare, ed è pronto ad esporle. L’appuntamento è per domani, venerdì 21 agosto, nel pomeriggio a Montecarlo, in occasione dei sorteggi delle Coppe Europee. Con Platini aspettiamoci, finalmente, un calcio più umano, lontano dalla politica (e dagli intrallazzi) di questi anni che hanno fortemente inquinato un ambiente. Ma non sarà per niente facile ripulirlo.

In questi anni, Platini ha fatto molte cose (importanti) all’Uefa. Ad esempio, il fair play finanziario: migliorati i bilanci, iniziato un percorso virtuoso dei club (anche se sceicchi e oligarchi russi sono stati, e sono, ancora riluttanti). Ci sono state sanzioni blande in qualche caso (vedi Psg e ManCity). Lo ho chiesto più volte a Platini. Ha sempre risposto: “Non la pensa così chi è stato punito”. Ora è stato trovato un importante accordo con l’Eca (European Club Association) di cui Andrea Agnelli e Umberto Gandini fanno parte del board: i club potranno investire ma dovranno dare le massime garanzie all’Uefa, con il rischio (stavolta) di sanzioni durissime. Insomma, si dà credito ai Berlusconi e ai Thohir: ma pure loro dovranno cambiare rotta. Lo spirito del “ffp” è quello di aiutare in club, impedendo di spendere cifre folli col rischio di fallire: uno spirito importante e positivo (non per niente è stato preso a modello da altre Federazioni europee, compresa quella italiana). Il problema, semmai, è che c’è ancora qualche sperequazione fra le varie Nazioni.

Ma il vero capolavoro di Platini è la Champions League, che è diventata un autentico campionato d’Europa per club (addio, finalmente, progetti di Superlega…) e regala soldi e visibilità immensa. Da quest’anno è aumentato il montepremi: i ricavi per i club passano da un miliardo di euro ad un miliardo e 200 (chi la vince può mettere in cassa un centinaio di milioni). Resta il divario netto con l’ex Coppa Uefa, ora Europa League: lì si guadagna molto meno ma è pur utile per le medio-piccole Federazioni che nella Coppa con le grandi orecchie non troverebbero mai spazio. Platini ha allargato la platea degli Europei per Nazioni: si comincia dal prossimo anno, in Francia, e si passa da 16 a 24 squadre finaliste. Troppe? Il rischio di un livello più modesto di gioco, soprattutto nella prima fase, esiste, è vero: ma così dà una vetrina, anche televisiva, a Nazioni che prima erano escluse dal giro del grande calcio.

 

Platini si è inventato anche una nuova manifestazione, la Nations League, che avrà la sua prima edizione nel 2019. Si aggiungerà all’Europeo e al Mondiale (in anni pari) e alla Confederations: credo se ne potesse fare a meno, c’è già sovraffollamento di date. Inoltre dal 2020 l’Europa per club sarà itinerante (una tappa importante anche a Roma), e questo farà diminuire le spese ed aumentare l’interesse. Ha fatto poco in questi anni? Direi poprio di no: Platini ha dato un nuovo volto al calcio d’Europa. Fra le altre sue idee, gli addizionali d’area, studiati per anni con il n.1 Pierluigi Collina, ora a capo degli arbitri europei. Platini ha dovuto accettare la tecnologia sul gol-fantasma, ma mai vorrà sentire parlare di moviola in campo. E questa è davvero una buona notizia.

(F.Bianchi- SpyCalcio)

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