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La Repubblica

Mou, la Juventus e il gesto delle orecchie: riecco i carissimi nemici

Getty Images

L’ultima volta che si è presentato allo Stadium, José è tornato a casa con tre punti e un quintale di insulti nella valigetta

Redazione

Dicono che sia cambiato. Si sostiene che sia meno rissoso, meno battagliero rispetto a qualche anno fa. È un po’ arrugginito, confida compiaciuto chi non l’ha mai sopportato. Sarà. Forse, però, José Mourinho dà questa impressione solo perché non ha ancora individuato i (nuovi) nemici, scrive Mimmo Ferretti su La Repubblica Lui, abituato a nutrirsi del livore altrui, a Roma si è messo a dieta. O meglio, non ha ancora trovato il pane per i suoi denti. Sapendo che fare la guerra con il fuciletto non lo porterebbe da nessuna parte, se non a una sconfitta, ha scelto la strada del peace and love. Per ora, almeno. La sua Roma non può permettersi di alzare (tecnicamente) la voce, quindi Mou se ne sta in (moderato) silenzio. Osserva, controlla, valuta. Ogni tanto gli parte un colpo, ma il botto non ha il fragore della cannonata. Guai, però, farlo passare per un tranquillo pensionato senza più voglia di fare a botte (sportivamente, chiaro). Per un Normal One con la sciarpa di lana al collo per proteggere la gola. E soprattutto occhio a domenica, quando il portoghese (re)incontrerà la Juventus, la sua nemica amatissima. L’ultima volta che si è presentato allo Stadium, José è tornato a casa con tre punti e un quintale di insulti nella valigetta. Il motivo? Dopo esser stato offeso in quanto ex interista per tutta la gara dai tifosi juventini, il portoghese — che indossava la tuta dello United — nel salutare il successo in rimonta e la gente di casa fece platealmente il gesto delle orecchie. Come a dire: dai, più forte, non vi sento. Era il 7 novembre del 2018, e si giocava per la Champions League. Domenica sarà di nuovo Mou contro la Juventus e, per la nona volta, Josè contro Max Allegri. C’era proprio il tecnico toscano, la notte delle orecchie, sulla panchina bianconera, ma quella volta non si ricordano particolari, acide accuse tra gli allenatori. I due, raccontano, si stimano anche se nessuno se la sente di definirli amici. Anzi, negli anni passati non sono mancate le frecciate reciproche, le polemiche e gli scontri dialettici (non solo in punta di lingua) per difendere il proprio ruolo e le rispettive squadre. Domenica, Max non se ne abbia a male, sarà più Mou contro la Juventus che José contro Allegri. O forse José contro tutti. Qui tira aria di rissa. Verbale, ovvio.