Il 30 giugno si avvicina e per il tifoso romanista non si tratta di una data qualsiasi. Quel giorno, come ogni anno, cade la scadenza entro la quale vanno realizzate sanguinose plusvalenze. Funziona così: per rispettare i paletti dell'accordo triennale siglato con la Uefa, il club dei Friedkin è costretto a cedere i suoi gioielli o a operare con una certa dose di fantasia sul mercato in uscita. Se manca la creatività, il rischio è di dover salutare i big. Ma c'è una strada, ancora praticabile, per provare a trattenere il big. La cornice che ora emerge attorno alle scelte strategiche della Roma sul settlement ora è più fluida. Lo scrive Marco Juric su La Repubblica. Da una parte c'è la volontà di seguire la strada maestra, centrare il target finale e chiudere il discorso con l'Uefa. Dall'altra resta aperta l'ipotesi di un ulteriore anno di controllo, allungare il settlement: a patto di avvicinare il risultato finanziario concordato. C'è uno scostamento preciso rispetto al target che l'Uefa può accettare: fino a 20 milioni di euro, 60 nel triennio. Se la Roma a fine anno si troverà tra i 60-80 milioni di disavanzo nel triennio resterebbe fuori target, ma abbastanza vicina per potersi giocare un ultimo anno di rientro. La mossa non prolungherebbe l'agonia, ma cambierebbe gli anni bilanci sotto la vigilanza l'Uefa con l'obiettivo di presentarsi con numeri più sostenibili.
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forzaroma rassegna stampa roma la repubblica La Roma rivede i conti: il piano dei Friedkin per non svendere i big
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