La riconferma di Abete. Ma la giustizia sportiva?

di Redazione, @forzaroma

(repubblica.it – F. Bianchi) – Giancarlo Abete il 14 gennaio 2013 sarà riconfermato presidente della Federcalcio: 62 anni compiuti in agosto, imprenditore, è stato un giovane deputato Dc e sempre da giovane è entrato nel mondo del calcio. Ha fatto la gavetta. Settore tecnico, serie C: nel 2000 tentò la scalata alla Federcalcio ma pur avendo ottenuto il 67% delle preferenze fu stoppato da un assurdo diritto di veto. Ci è riuscito dopo lo tsunami di Calciopoli, che non lo ha coinvolto: era già prevista una “staffetta” con Franco Carraro, ma poi le dimissioni del presidente portarono alla commissariamento della Figc, prima con Guido Rossi e poi con Luca Pancalli. Abete si candidò di nuovo il 2 aprile 2007, ottenendo 266 voti su 271. Nel frattempo, con Carraro i rapporti si sono più che raffreddati mentre si sono rinsaldati quelli con Giovanni Petrucci. Il presidente del Coni lo ha sempre difeso, anche dopo il flop dei Mondiali del Sudafrica 2010. Abete si è trovato a gestire una situazione complessa, con una Federcalcio snobbata dalla Lega di serie A per lungo tempo e con uno statuto, che non ha certo voluto ma si è trovato, talmente antidemocratico da bloccare sul nascere qualsiasi riforma. Ora, per fortuna di Abete e del calcio, la decisione del commissario ad acta, Giulio Napolitano, il secondogenito del Presidente della Repubblica, dovrebbe consentire quei margini di manovra che sinora sono mancati. Il professor Napolitano ha deciso quindi di rimuovere “la clausola corporativa che subordina l’approvazione di modifiche statutarie anche al raggiungimento di un assenso in seno alle singole componenti in considerazione del suo carattere distorsivo rispetto al funzionamento del principio di democrazia interna e del suo effetto di irragionevole complicazione del processo deliberativo, con conseguenze minaccia alla capacità di adeguamento e rinnovamento istituzionale della Federazione…”. Tanto che, come ricorda giustamente, il prof. Napolitano c’è stato bisogno dell’intervento di un commissario ad acta, mancando un accordo fra le varie “anime” del mondo calcistico. Per essere chiari: se anche Abete avesse avuto, in questi anni, attitudini dittatoriali non avrebbe avuto molti margini di manovra. Ha preferito quindi, quando possibile, mediare, smussare, cercare vie di soluzione. Non sempre è riuscito a trovarle, anche perché è mancata una collaborazione fondamentale, il traino della Lega di serie A, sovente rintanata nella sua tana, e capace solo di risolvere i suoi problemi interni legati, molto spesso, solo alla divisione del malloppo. Insomma, Abete può avere anche delle colpe, e le ha: ma è giusto che le divida anche con altri. Il punto di svolta è stato due anni fa, dopo il fallimento mondiale: è stato ricostituito un Club Italia che funziona grazie all’impegno e alle capacità di Albertini e Sacchi. Prandelli ha lavorato, e sta lavorando, bene con la Nazionale, dimostrando un forte carattere (peccato che come tutti i ct sia un po’ permaloso…). Ciro Ferrara aveva iniziato un importante percorso con la Under 21, e chissà se si è pentito di aver lasciato all’improvviso, visto com’è finita alla Samp. Non dimentichiamo i tanti stranieri, buoni o scarso, che popolano i nostri campionati, sino alla Lega Pro. Abete ha saputo anche alzare la voce in occasione dello sciopero dei calciatori (che, per la verità, ha fatto molto comodo soprattutto ad alcuni presidenti…) e quando c’è stato da decidere la riforma della Lega Pro, prima che il sistema affondasse. Sa essere anche duro, quando serve. Ora avrà un consiglio federale più snello, e di questo deve ringraziare il suo amico Petrucci. Carlo Tavecchio avrebbe voluto candidarsi: ma è uomo di parola, c’è Abete e lui lo appoggia. Anche la Lega Pro sarà al suo fianco. Il sindacato calciatori ha nelle sue fila un Demetrio Albertini che giustamente scalpita, essendo molto cresciuto in questi anni: ma alla fine, vedrete, Abete sarà il candidato unico. Non tutti lo voteranno: fra i suoi nemici di sicuro Claudio Lotito, che già due anni fa cercò di convincere la Lega di A a sfiduciarlo. Forse anche Andrea Agnelli, che alla Figc ha fatto causa, metterà scheda bianca. Ma Abete passerà, se non all’unanimità, sicuramente con cifre (abbastanza) alte. Una cosa gli va comunque rimproverata: aveva promesso “velocità e trasparenza” sul fronte della giustizia sportiva. Velocità a volte ce n’è stata anche troppa, e ha causato quei guai e quelle disparità nei processi del Calcioscommesse che si trascinano ormai da (troppo) tempo. Ora, Abete, che ha confermato Stefano Palazzi, metta davvero mano alla giustizia sportiva. Sempre tenendo conto che deve andare a rimorchio di quella ordinaria. Ma qui ci vuole davvero una riforma radicale per evitare i sospetti (forse fondati, almeno in qualche caso) che si voglia essere forti coi deboli e deboli coi forti. Questa è, sarà, la vera sfida di Abete. Merita la riconferma. Ma è arrivato il momento delle riforme ed è arrivato anche il momento di alzare la voce. Abete è uomo di cultura, cresciuto dai Salesiani. Eccezionale lavoratore, ha una stanza piena di ritagli di giornali. Sa quello che scriviamo da anni ma sa anche quello che ha promessa. Vada a rileggerlo. “Velocità e trasparenza”, vero presidente?

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