Juve contro Zeman, già prima di iniziare

di Redazione, @forzaroma

(La Repubblica – E. Gamba) – Al ritorno nel cortile di casa, il pallone ha subito cominciato a starnazzare polemiche Come nei palinsesti tv dell’estate, vanno in onda repliche dei classici: Zeman contro la Juve, la Juve contro Zeman, la Roma contro la Juve, nei secoli dei secoli. Lo schema ha una sua ripetitività: puntura del boemo, cannonata bianconera. Da Torino rispondono ormai con un ruggito anche a un miagolio.

Ieri, dunque, la veemente censura di Beppe Marotta, via Sky, all’opinione espressa domenica da Zeman: «Chi viene squalificato per più di tre mesi, secondo me non può allenare». Apriti cielo: Marotta, non troppo versato per le polemiche (ma ogni tanto per ruolo gli toccano), ha parlato di «uscita inopportuna, fuori luogo », che genera «ulteriore tensione » e ha chiesto «una presa di posizione al presidente dell’Associazione allenatori», perché esprimersi su un collega «è ancora più grave». Ulivieri si è chiamato fuori: non siamo competenti. E Prandelli ha risposto con un’opinione all’opinione: «Non sono d’accordo con Zeman, non andare in panchina è già una pena pesante ». In chiusura, Marotta ha seminato una subdola allusione: «Io di Zeman ho molti ricordi, ma davanti a me ho un’immagine del maggio 2005. In un Lecce-Parma finito 3-3 lui ha abbandonato la panchina a 10 minuti dalla fine, si è girato di spalle al campo, ha guardato la tribuna fumando la sua sigaretta. Quella cosa non l’ho capita allora e non la capisco adesso. Vorrei che ci desse una risposta su questo piuttosto che interessarsi di vicende che non gli appartengono».

 

Marotta allude chiaramente a una teorica omessa denuncia di Zeman a proposito di una delle ombre di Calciopoli. Arbitrava De Santis, che prima della partita disse al designatore Bergamo: «Il Lecce vuole vincere, il Parma vuole vincere, a ‘sto punto ci mettiamo di mezzo noi, facciamo la partita». Alla fine Innocenzo Mazzini telefonò a Della Valle (quel pareggiò consentì la salvezza della Fiorentina) vantandosi di avere organizzato «un capolavoro». Zeman fiutò l’andazzo, la protesta plateale fu la sua denuncia.

 

Difficile che ci sia un’altra puntata della replica, perché Franco Baldini, per conto della Roma, ha chiuso la miniserie con un comunicato ufficiale, non troppo acido e non troppo ipocrita: «Una volta rilevata la profonda differenza tra regolamenti, sentenze e semplici e inutili illazioni, ci auguriamo e auguriamo a tutti un buon campionato ». Però il flusso di veleno tra Zeman e la Juve è destinato a segnare l’anno. Il giochino è semplice: al boemo viene posta una domanda sui bianconeri, o qualcosa che li riguarda, lui ci prova gusto a non essere diplomatico e dice ciò che pensa, a Torino i nervi si tendono come un arco e l’Italia si spacca in due. Nel suo intervento, Marotta ha anche parlato di «giustizia sportiva obsoleta» e della necessità di riformarla, un’urgenza da quando si occupa della Juve. A questo proposito, va registrata la decisione, scontata, del procuratore Palazzi di ricorrere in appello contro le sentenze di proscioglimento (quindi, anche contro l’assoluzione di Bonucci e Pepe) sul calcioscommesse.

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