Inimitabile Totti, campione troppo grande per stare in una fiction

La produzione Sky interpretata da Pietro Castellitto ripercorre gli ultimi mesi della carriera del fuoriclasse, dalle liti con Spalletti al giorno dell’addio al calcio

di Redazione, @forzaroma
L'addio di Francesco Totti al calcio giocato

Speravo de morì prima, sei puntate su Francesco Totti in onda su Sky Atlantic da venerdì, è un coraggioso tentativo di restituire il pathos dell’apice e soprattutto dell’addio al calcio del ‘capitano’. Coraggioso, il tentativo, ma destinato a sconfinare nel didascalico. Non c’è fiction – sottolinea Enrico Sisti su ‘La Repubblica’ – che possa riprodurre la verità sudata ed emozionata di uno sport o di una sua stella. E non è trascorso ancora abbastanza tempo dal Totti autentico per fare a meno dello sguardo originale di Checco. Il racconto ruota attorno alla sua esistenza agonistica e privata, con una particolare attenzione agli ultimi giorni, quando il sogno di Francesco rischiò, nell’ordine, di farsi confuso, sgretolarsi e infine costringere il suo autore a un atroce risveglio, sudato e affannato.

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Il punto nevralgico della vicenda è proprio la fine della carriera. Chi gioca è il campione, chi smette è l’uomo. Quel che sappiamo è che Totti ha febbrilmente vissuto un tramonto sbilenco, inquinato nei colori e nei toni dalla pessima relazione con l’ultimo Spalletti, un lungo addio avvelenato da mille malinconie e tormentato dai dubbi. Totti ha giocato sino a 41 anni perché era Totti. Nemmeno Spalletti (impersonato da un fantastico Gianmarco Tognazzi) è riuscito a fare a meno di lui nelle ultime partite disponibili, tra spogliatoi bollenti e litigate epocali. Un altro avrebbe lasciato a 35 anni, in piena luce. Totti no. Ha voluto raschiare il fondo del barile, ‘colpevole’ di immaginarsi eternamente giovane.

Alcuni personaggi secondari funzionano (soprattutto lo Spalletti ‘tognazziano’ e il papà di Checco, interpretato da Giorgio Colangeli): però manca l’odore della sofferenza e della felicità, l’illuminazione del più grande talento del calcio italiano, dell’uomo che ha lottato contro i suoi infortuni, senza paura, del ‘semplice a vita’ che rinuncia al Real Madrid e alla cioccolata. La fiction è un’esibizione, il calcio di Totti è viscerale. Non si potevano incontrare. Domina una visione western dell’esistenza, io contro te, con tanto di musica pronta a evocare il binomio Leone-Morricone. Totti che parla con il pallone ai piedi, il Totti autentico di cui è ancora pieno il mondo, il Totti carne ossa legamenti e lacrime che abbandona il calcio dentro uno stadio che piange all’unisono. Il Totti che ha lasciato sul campo e nel cuore un vuoto spaventoso, all’interno del quale per anni e anni rimbomberanno i suoi capolavori, sono un’altra cosa.

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