Il nuovo, vecchio sogno di Zeman il seduttore che non vinse niente

di Redazione, @forzaroma

(La Repubblica – E.Sisti) Cosa ricordare di Zeman adesso che Zeman è tornato?

Aspettando l´ufficialità di domani, l´augurale caccia agli episodi più emozionanti del biennio ‘97-´99 è appena cominciata. In rete, tra le famiglie giallorosse, nei bar, fra i pischelli di allora che adesso hanno passato i 30 ma al collo del figlio c´è sempre la stessa sciarpa che non è mai finita in tintoria.

E poi tutti quei motorini impataccati di gadget. Un mare di ricordi che non basterebbe Fellini. Anche buffi. Tipo questo: la Roma stava per uscire dalla Coppa Italia con l´Atalanta, dalla Tevere un tifoso lanciò una scarpa a Carmine Gautieri esasperato dalla sua indolenza. Lo mancò. Chiese al raccattapalle di restituirgliela. Riavuta, gliela tirò di nuovo. Povero Gautieri. Ognuno ha le sue memorie, le sue scarpe da sacrificare e le sue serate da cancellare (il 4-5 contro l´Inter?). Si spulcia nelle foto di Zemanlandia, spunta pure un 5-0 al Milan di Capello. Le tribune erano elettriche, cariche d´un amore non ancora travasato. Totti si terrà stretto il derby del 3-1, quello del «v´ho purgato ancora». Delvecchio preferirà il derby dell´andata, parliamo del ‘98/´99, quando la Roma rimontò in 10 dall´1-3 al 3-3 la Lazio di Eriksson e Mancini. Ieri Zeman ha salutato Pescara: «Un anno straordinario». Zeman alla Roma vuole dire centinaia di pagine personali e pubbliche che si riaprono. La gloria non arrivò mai dalle vittorie (non vinse niente), bensì da un sentimento sfuggente eppure assai concreto.

Emblematico lo stadio stracolmo che il 14 novembre del ´98 assistette al primo Roma-Juventus dopo la denuncia estiva di Zeman contro il doping. Finì 2-0. Una volta Oliveira del Cagliari ridicolizzò Petruzzi perché la difesa non era alta: di più. Si perdonava volentieri. Quando Zeman rimontò la Fiorentina capolista di Trapattoni negli ultimi tre minuti, pure Bartelt fece il fenomeno: «Era un uomo fantastico», ricorda Candela. «Vorrei ancora lavorare con lui», ha detto Miki Konsel qualche giorno fa. Peccato che adesso il portiere austriaco faccia l´animatore. Si vivevano partite in cui per cinque o sei volte almeno quattro o cinque giocatori della Roma finivano dentro la porta per effetto del geometrico dinamismo dell´azione appena conclusa. Frengo (Albanese) una volta gli disse: «Simpatia, tu sei un sentimento». E lo diceva, avrebbe cantato Celentano, mentre piangeva: perché Zeman non era più il tecnico del Foggia. In panchina c´era l´allenatore della gente, l´allenatore dei “gradoni” negli allenamenti: «Io sono sempre lo stesso».

Ecco perché la Roma giallorossa è felice che sia tornato. A 65 anni Zeman è salito sul suo «ultimo treno». Su quel treno «c´è il suo cuore». Non poteva non prenderlo. Il “freddo” adora sentirsi a casa. La Roma ha amato e ama Zeman in modo diverso, quasi patologico, oltre il vincere e il perdere. E forse con Zeman non si perde mai del tutto. Il suo giocatore Simone Romagnoli, che vorrebbe seguirlo in giallorosso e studia filosofia all´Università, ha scritto: «Quella faccia segnata, il ciuffo floscio e la sigaretta sempre in bocca mi fanno pensare al pescatore di De André, con la ruga che sembra un sorriso». Forse l´Olimpico non sarà più quello di prima. E non ce ne voglia la poesia, ma può darsi che le rughe siano sempre più rughe che sorrisi. Ma se c´è ancora un solo cucchiaino di speranza di riempire l´Olimpico per un Roma-Chievo, questo cucchiaino è Zeman. Uno “stargate” per passare dal passato al futuro. Se Paulo Sergio dicesse qualcosa a Lamela, se Pianjc pensasse a Tommasi, se Totti ogni tanto provasse, anche per scherzo, a partire da sinistra, se Cafu e Candela apparissero ogni notte ai due futuri esterni bassi della Roma: ecco, cosa potrebbe succedere?

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