Il mito di Piedone, l’oriundo senza fronzoli

Manfredini se ne è andato ieri a 83 anni e i tifosi giallorossi piangono uno dei loro miti della storia della Roma

di Redazione, @forzaroma

Pedro Waldemar Manfredini se ne è andato ieri a 83 anni. Una leggenda giallorossa. Era il viso antico, il corpo, l’eleganza fisica e la potenza del gesto, più un certo modo di impomatarsi i capelli, tipici di un calcio lontano che oggi non avrebbe più senso (troppo semplice e buono) e che forse, in diretta televisiva, sarebbe inguardabile, scrive Enrico Sisti su La Repubblica.

Era la figurina di uno sport composto da ragazzi dal volto già consumato o bruciato dal sole. Giovani selezionati dalla povertà o dal rimbombare di qualche guerra. Pedro era il classico “fromboliere” che aveva imparato a segnare in tutti i modi. A segnalarlo ai giallorossi fu un argentino della Lazio, Silvestro Pisa, e Pedro più tardi espresse al suo connazionale tutta la sua riconoscenza segnando nei derby (5 derby, 5 reti). Pedro era orgoglioso delle sue origini italiane.

Pedro sbarcò a Ciampino e un fotografo, Brunetti, quando apparve in cima alla scaletta dell’aereo usò il grandangolo: “Sembrava che avesse un’estremità gigante!”. Non aveva ancora messo i piedi sulla terra italiana e il 24enne dell’altro mondo già era diventato “Piedone”. I primi mesi alla Roma furono difficili. Giocava in una squadra di talenti che spesso preferivano “piacere” nei night-club di Via Veneto. Pero quell’attacco faceva paura: Orlando, Lojacono, Manfredini, Schiaffino, Selmonsson. L’anno dopo Pedro cominciò a fare la differenza, la Roma balzò in testa alla classifica dopo tre giornate. 

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