Destro, colpevole e innocente

di finconsadmin

(Repubblica – A.Pontani) Hanno tutti ragione: quelli che dicono che Destro ha alzato le mani e pure simulato, e dunque di cosa diavolo si lamenti proprio non si capisce. E quelli che dicono che 4 giornate di squalifica sono una follia, sia per la sproporzione tra gesto e pena che per l’applicazione impropria della norma sulla prova tv.

 

Hanno tutti torto: quelli che dicono che la prova andava applicata proprio così, ma quale precedente storico, venne fatto anche con Olivera che camminò su una caviglia di Pjanic a terra. Invece non è vero che i casi sono uguali, e basta un salto su youtube o nella memoria (per chi ne ha) per capire che un pestone a gioco fermo su un giocatore steso, mentre l’arbitro è girato dall’altra parte, non è come una manata in corsa e in piena azione di gioco, seppure sgradevole e sleale. Ma hanno torto anche quelli che dicono che Destro non ha fatto nulla di così grave, che nel calcio ci sta di smanacciarsi, che è un gioco fatto così, che lui e Astori si sono poi abbracciati e chiariti, che è solo un complotto contro la Roma. No, nessun complotto, gli abbracci postumi non contano un tubo, le mani i giocatori dovrebbero tenerle a posto sempre e comunque mai si mettono in faccia agli avversari, l’aggravante della simulazione di Destro che crolla fulminato dal nulla esiste, ed è indiscutibile.

E allora? Allora basta questo per capire che se una regola produce due partiti che hanno torto e ragione insieme è una regola fatta male, da cambiare o da spiegare meglio a chi la deve applicare e chi la subisce.

 

I fatti sono semplici: due giocatori che corrono, uno che mette la mano in faccia all’altro, quello che non cade ma accenna un gesto di reazione (blanda), l’arbitro che arriva di corsa – come possa non aver visto non si capisce, essendo i due giocatori il cuore dell’azione – ammonisce la reazione, fischia il fallo allo smanacciante, fa riprendere la partita. Tutto il resto è invece molto complicato, una realtà che si può leggere con gli occhi dell’etica – un giocatore non deve mai alzare le mani, quindi fine del discorso – o con quelli del codice – le regole non prevedono la revisione di una decisione già presa dall’arbitro attraverso la tv, quindi discorso da riaprire. Un po’ di ragione hanno infine anche quelli che dicono: con Destro espulso, la Roma forse non avrebbe vinto a Cagliari (di sicuro lui non avrebbe segnato tre gol), ma anche quelli che dicono: se l’arbitro avesse fatto l’arbitro, cioè avesse visto l’unica azione che doveva seguire, giudicato la manata un fallaccio, espulso Destro, quante giornate di squalifica avrebbe poi comminato il giudice sportivo? Sempre tre più una? Davvero quella mano in faccia era violenta come una gomitata, un pugno volontario, un calcione, una testata, uno sputo?

 

L’unica certezza, in attesa che la Corte federale decida il 17 aprile se il discorso è chiuso o aperto, è la fine delle certezze. Basterebbe scrivere meglio le norme, rifarle, buttare via quelle equivoche, essere un po’ più seri. Ma tutto questo non si fa a sei giornate dalla fine di un campionato, per quanto chiuso possa essere o sembrare. Si fa lavorando a fari spenti e poi varando le modifiche a bocce ferme, quando il calcio è in vacanza, in modo che quando si riparte sia tutto a posto. Speriamo fortemente che sia così. Alla fine del campionato manca poco più di un mese, poi ci saranno i mondiali, poi le ferie, poi sarà già agosto e bisognerà ripartire. Facciamo in modo che si riparta in un modo più decente, per favore: il disastro delle sanzioni antirazzismo varate, poi cambiate, ricambiate, di fatto abrogate in corso d’opera – con il verdetto sui buu a Seedorf, derubricati a insulto normale – dovrebbe insegnare qualcosa a tutti. Ma soprattutto a chi il calcio lo guida, da un silenzioso palazzo romano.

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