Calciatori, fisioterapisti, dirigenti e operatori tv: l'infezione ha raggiunto un terzo abbondante della delegazione azzurra

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A dieci giorni dal ritorno della squadra in Italia, l’infezione ha raggiunto un terzo abbondante della delegazione azzurra. E trascinato su un letto d’ospedale l’ultimo arrivato. Resta da spiegare come sia possibile che il ritiro della nazionale sia diventato terreno di coltura per il Covid-19, anche se l’impressione è che sia un mistero solo per chi di quella spedizione non ha fatto parte. 27 contagiati, di cui 8 calciatori, da Bonucci a Verratti, Florenzi, Grifo, Cragno, Sirigu, Bernardeschi e Pessina, poi una schiera di tecnici: fisioterapisti, dirigenti, persino degli operatori tv. E ovviamente anche lo staff del tecnico Mancini, scrive Matteo Pinci su "La Repubblica". A partire da Daniele De Rossi: mercoledì 31 marzo il test positivo, il giorno dopo il ritorno in Italia in eliambulanza, come altri membri dello staff contagiati. Giovedì sera, mentre la Roma di cui era impegnata ad Amsterdam in Europa League, il ricovero precauzionale allo Spallanzani: da giorni aveva febbre abbastanza alta, poi l’inizio di una polmonite bilaterale ha consigliato di non correre rischi. Ha rassicurato lui stesso gli amici di nazionale, che lo avevano contattato. In Federcalcio tutti si stanno chiedendo cosa sia successo. La convinzione diffusa è l’argine sia stato rotto a Sofia, in Bulgaria, tappa intermedia tra la trasferta di Parma e quella in Lituania.

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