Dall’Nba al tenero Eusebio: tutto il caos giallorosso

Il caso Nainggolan, ma anche Monchi, Di Francesco, Pallotta e l’assenza di campioni: “Repubblica” prova a mettere in ordine i motivi della crisi della Roma

di Redazione, @forzaroma

La Roma ha avuto tanto, forse addirittura troppo, prima, e sta avendo troppo poco adesso. Dove nel troppo poco c’è anche un’ombra di sfiga, di persecuzione, di destino cinico e baro, una nemesi che disillude ogni volta che si comincia a pensare, beh questa è veramente la volta buona, scrive Fabrizio Bocca su “Repubblica“. Condizione esistenziale geneticamente ricorrente nel dna giallorosso dai tempi di Viola ed Eriksson. E che tutti i gestori successivi non hanno saputo eliminare, nemmeno James Pallotta, che cura le cose proprie tra Boston e Londra, tra un match di Nba e l’altro. Ah, la Roma: sì, mi stavo dimenticando, ora ci penso.

Alla fine poi, pure lui, non farà cose molto diverse – comprare qualche giocatore a saldo, confortare il traballante allenatore, ordinare ramanzine nello spogliatoio – per spazzar via la precoce disillusione che ora sta attanagliando i tifosi, la squadra e il famigerato “ambiente”, quasi sempre il responsabile numero 1. Quello strano posto, l’ambiente, sospeso tra realtà e immaginazione dove tutto della Roma nasce e muore.

Può essere un Nainggolan alticcio e selfie-dipendente ad aver rovinato tutto? Può essere che il tenero Eusebio abbia perso il controllo? Può essere che il marziano Monchi ci abbia capito poco ed abbia venduto e comprato giocatori a capocchia (Schick per Salah) come capitava già a Sabatini? Può essere che il presidente transoceanico pensi più allo stadio e ai massimi sistemi che alle questioni volgari e terra terra del pallone: chi gioca all’ala destra, il terzino, Strootman, De Rossi, Gonalons che perdono colpi, e soprattutto chi fa gol? E non sarà che alla Roma manchi ormai la fantasia e la scintilla di un vero campione?

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