Città contro e miraggio stadio: i giorni più duri di Pallotta

James Pallotta era arrivato in Italia per sottoporre a una sorta di check-up la sua Roma, convinto avesse un raffreddore di stagione curabile con poche mosse indovinate: ha scoperto invece un quadro clinico allarmante.

di Redazione, @forzaroma

James Pallotta era arrivato in Italia per sottoporre a una sorta di check-up la sua Roma, convinto avesse un raffreddore di stagione curabile con poche mosse indovinate: ha scoperto invece un quadro clinico allarmante. Il progetto stadio non decolla, la squadra s’è smarrita, lo scetticismo verso l’attuale gestione è a livelli record, addirittura un dirigente ha dovuto cambiar scuola al figlio per evitargli di essere vittima di insulti inaccettabili. Ieri, come riportato nell’edizione odierna de “La Repubblica” il presidente ha tentato di rattoppare il rapporto con i tifosi dopo le uscite a caldo di mercoledì. Ha assicurato di sentirsi “sulla stessa lunghezza d’onda dei sostenitori, che ci trasmettono tanto calore”, salvo sgranare gli occhi (“E’ frustrante”) di fronte all’impianto praticamente vuoto – 26mila e spicci – per una gara decisiva.

Mentre l’altro stadio, quello del futuro, resta impantanato in difficoltà sempre meno sormontabili. Il chiacchiericcio della città suggerisce come l’unico modo per sbloccare il progetto sia rinunciare a Tor di Valle e trasferirlo magari a Tor Vergata, sfruttando gli scivoli politici dell’Olimpiade. Ma vorrebbe dire ricominciare da capo o quasi poche settimane prima che sia ultimata la documentazione definitiva, e nessuno prende in considerazione l’idea. Pure le istituzioni locali sembrano però divertirsi a boicottarlo: “Appena verrà presentato il progetto definitivo, integrato come già richiesto ad agosto, siamo pronti ad avviare la Conferenza dei servizi”, ha specificato la Regione dopo l’incontro con i manager del club.

(M. Pinci)

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