ZZ-Strama, Maestro senza allievo

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – T.Cagnucci) “Scusa che ne pensi di un romantico a Milano?” cantano i Baustelle. E’ una bella domanda da fare quando si avvicina una partita di Zeman a San Siro. Il romantico è lui: romantico è il suo calcio votato contro le scogliere, romantica è la sua passione e il suo credo autentico nel mondo di carta del pallone. Romantica è Praga per antonomasia dove nacque molto prima di innamorarsi romanticamente di Roma. Milano da questo punto di vista è l’alterità, l’altra faccia (brutta), l’altra città, l’altro picco.

 

Romantico è che la prima del Foggia e di Zeman nel mondo dei grandi fu proprio contro l’Inter e a San Siro. Romantico è se chiedete a Zdenek Zeman quale è stata la sua più bella partita con la Roma in assoluto ti risponde a Milano, San Siro, quella persa contro il Milan 3-2, e al secondo posto l’altra partita giocata a Milano, San Siro, quella persa contro l’Inter, 4-1. Anche queste risposte sono romantiche. Prestazioni titaniche finite da eroi: perdendo. Imprese alla rovescia, partite meravigliose (due pali, una traversa, un rigore sbagliato quella contro il Milan della prima era zemaniana, trecentododici palle gol sprecate sull’1-0 e un rigore negato contro i nerazzurri). Picchi. Come quel 4-5 proprio contro l’Inter.  Se Zeman ha qualche macchia – non stiamo ai livelli di lady Macbeth sia chiaro – è quel risultato proprio contro l’Internazionale di Milano all’Olimpico.

 

E’ un ritornello, lo slogan sbagliato che si porta dietro: i quattro derby persi e il 5-4 con l’Inter. Domenica Zdenek Zeman gioca anche contro tutto questo e con tutto questo: lo stadio dove ha giocato meglio, con la squadra contro la quale ha perso peggio. Picco, picco. Romantica pure, per certi versi sia chiaro, la sfida contro Andrea Stramaccioni che tra i difetti che ha (a cominciare dal fatto di essere l’allenatore dell’Inter) non ha però quelli di non essere romanista (i cori subiti dai tifosi laziali l’anno scorso lo hanno un po’ riabilitato) e quello di non essere un estimatore di Zeman. Anzi.  Soltanto lo scorso 17 maggio l’allenatore dell’Inter che nel settore giovanile della Roma ha vinto meno di Alberto De Rossi ha detto: «Zeman è unico è impossibile imitarlo. Ha idee che sono sue e basta perché è il massimo esponente di quella corrente. Di lui o prendi tutto o non ce la fai perché il suo calcio coinvolge in fase offensiva tanti di quei giocatori che non si può trovare una via di mezzo».

 

Stima autentica confermata da un epidosio di un paio di stagioni fa, quando Zeman stava a Foggia, dopo una partita degli Allievi Nazionali di Stramaccioni il quale bonarimante si lamentò con degli amici tifosi perché assenti la domenica prima: «Siamo andati a vedere il Foggia che giocava vicino Roma», la loro giustificazione. «Allora, se è stato per seguire il maestro non ho nulla da dire», la risposta a braccia aperte di Stramaccioni. Che però allievo di Zeman non può dirsi non solo perché Zeman è unico e impossibile imitarlo, ma perché Zeman non lo ha mai considerato tale e soprattutto perché Zeman è un maestro di tutti. Anche se certe emozioni non le puoi insegnare.  D’altronde che ne sanno gli interisti di un romantico a Milano

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