Vivo da sempre con Daniele nel cuore

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – M.Bianchini) Durante un’estate avara di sole per Daniele De Rossi, si sono consumate le voci più fantasiose su un addio che non finiva mai di tormentare la tifoseria romanista. Un giorno qualcuno lo accasava alla corte di Mancini, un altro lo vedeva veleggiare sulla Senna con la maglia del Paris S. Germain, un altro ancora gli faceva indossare gli scarpini del Real Madrid. Solo Il Romanista l’ha sempre difeso. Solo Il Romanista ha duramente criticato durante il campionato lo stesso Zeman gettando ipoteticamente dalla torre l’allenatore per salvare l’uomo e il calciatore. Per gli altri Daniele poteva anche essere “lasciato”.

 

E la Roma, prima maglia del cuore, le corse sulla spiaggia della sua Ostia, le grida “resta con noi” che si levavano dal coro dell’amore? Sembrava tutto dissolversi nel fumo dell’incertezza. Lui stesso aveva smarrito la voglia di smentire o di confermare, probabilmente preda di quel pericoloso limbo che si chiama apatia, lo stesso male che rischiava di contagiare l’intero ambiente romanista. Nel rifacimento del castello, continuava mancare la certezza del suo mattone, anche se i tifosi hanno sempre continuato a fargli sapere di ritenerlo indispensabile. Pure la critica onesta, inquadrando obiettivamente i problemi di una Roma scossa da un campionato mediocre culminato con l’infausto 26 maggio, non ha mai smesso di considerare Daniele la colonna portante da consegnare a Rudi Garcia, sontuoso mastro venuto dalla Francia a ricostruire l’edificio.. Il preambolo tuttavia non si prefigge di ripercorrere la cronistoria di fatti già noti, ma far risaltare il significato profondo che assume la presenza di Daniele De Rossi nel periodo in cui dovrà indossare la fascia di capitano, ereditata temporaneamente da Francesco Totti. Forse mai come in questo momento, quella fascia si arricchisce di splendore ma pure di grosse responsabilità. Toccherà a Daniele mettersi alla testa del plotone che sta marciando su sentieri più congeniali al suo blasone e suonare la carica “romanesca” nel segno della continuità. Non sarà quindi un ruolo di facciata come potrebbe capitare in una quadra che si barcamena nell’anonimato di metà classifica.

 

Viceversa, capitan futuro avrà l’opportunità di saggiare il presente alla guida della compagine che sta riscuotendo gli applausi di tutta l’Europa. Non è certo in discussione il contributo che in ogni caso avrebbe assicurato Daniele , nelle cui vene scorre il sangue giallorosso della sua città. Il motivo aggiunto nasce dal patto d’onore stipulato con Rudi Garcia che lo convinse a rimanere. Già è accaduto, ma adesso di tratta di mettere in pratica ancora più incisivamente la teoria che fu al centro del famoso colloquio fra lui e il tecnico francese. In quella occasione furono manifestate volontà di intenti comuni che fecero scattare la prima scintilla di rinnovate speranze. Gli auspici sono diventati fuoco per un incendio di passioni e di vittorie, ma sempre contenuti nei limiti di una consapevole realtà.

 

E proprio De Rossi, ponendo l’accento sulla nuova Roma vestita d’umiltà, ha dato un segnale da vero capitano. Le sue dichiarazioni pacate e responsabili , rispecchiano le idee del generale Rudi e della squadra intera, riuniti intorno al tavolo dove si gioca la partita a carte rigorosamente coperte. Tutti insieme continueranno a dire : “Ancora non abbiamo vinto nulla” , rafforzando l’emblema massimo della saggezza. In attesa che torni presto la luce di Totti, le briglie del cavallo romanista passano in buone mani. Daniele saprà come manovrare sul campo il cammino del destriero nelle prossime 4-5 partite e meglio interpretare gli urli di Rudi dalla panchina , da trasmettere ai compagni. Poi penserà il Super Capitano Francesco Totti a riprendere le redini della diligenza giallorossa, per condurla verso il traguardo dal nome gelosamente segreto. Come suggerisce la virtù dei forti!

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