Topolino è con noi da 36 anni

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – M.Izzi) – Era il 24 ottobre 1976, quando al vertiginoso costo di 300 lire (una fortuna!!!), il numero 1091 di Topolino che inalberava sopra la testata la scritta Walt Disney, fece felice una generazione di piccoli lupetti in erba, dedicando la sua copertina allo stemma della Roma.

Non che la Roma, nei decenni passati non fosse apparsa su altre testate leggendarie (a cominciare, come ci relazione Massimo Germani da Tex, passando per Batman numero 53, del 16 febbraio 1969), ma Topolino era e rimane una sorta di totem più che suggestivo. Quella del 1976 era ancora la Roma di Anzalone, giunta all’ultimo anno del primo “consolato” di Nils Liedholm. In quella stagione, nei mesi di maggio e giugno, si consumò la prima tournée americana (Stati Uniti e Canada) della Lupa. E’ qui, in quello che allora era il regno dei Cosmos, che i dirigenti giallorossi in trasferta si resero conto che il futuro era nelle sponsorizzazioni. Tutto il progetto, affidato al neonato Ufficio Marketing della Roma, un Ufficio che in realtà aveva il nome e cognome di Piero Gratton e di Sabatino Gargano, nasceva da quella full immersion in un mondo che era, a livello commerciale, avanti almeno di un decennio. La sponsorizzazione fino a quel momento, non solo per la Roma, ma in generale per il calcio italiano, aveva significato, molto modestamente, cedere la visibilità della propria casacca, in cambio di una fornitura gratuita di materiale tecnico.

Le basi dell’accordo con l’Adidas (le maglie della Roma vennero scelte direttamente dal catalogo ufficiale della casa, contando esclusivamente sulle tonalità di rosso e di giallo presenti) erano proprio queste. Il primo passo fu esattamente quello di arrivare ad una pacifica rescissione del contratto, trattativa che venne (ohibò!) gestita nientemeno che da Luciano Moggi. Liberata dall’ingombrante eredità dell’antico modo di “pensare” il calcio, la Roma fece scattare il piano del rinnovamento del marchio. Nacque così lo stemma del Lupetto (e non a casole prime foto scattate per il Guerin Sportivo si giovavano ancora di uno dei vecchi modelli delle maglie Adidas) e la consapevolezza che a uno sponsor tecnico si dovesse affiancare un main sponsor. Le sponsorizzazioni, da questo momento, vanno ad abbracciare l’immagine della squadra, sono fisicamente sul campo di gioco, entrano nell’immaginario collettivo. Per il torneo natalizio del 1980, ad esempio, la Roma scese in campo per la prima volta con un main sponsor, la Pasta Ponte. (…)

Si trattava ancora di un momento di transizione tra il “vecchio” e il “nuovo”, tanto che il pagamento di 40 milioni, venne effettuato con 20 milioni in contanti e 20 in forniture di pasta. Ancora pochissimo tempo e si assiste alla nascita dello storico sodalizio con la Barilla. Siamo nella stagione 1981/82, un momento di svolta che non in pochi faticarono a comprendere. Ad esempio fa tenerezza, a ricordarla oggi, la battaglia portata avanti per un certo periodo dal mensile “Giallorossi” che “censurava” tutte le foto di gioco o di allenamento che pubblicava, nelle quali compariva lo sponsor “Barilla”, rivendicando il diritto di ottenere dei dividendi dalla vetrina pubblicitaria concessa. Il rapporto con il pastificio, era così stretto, che il marchio appariva regolarmente anche sui biglietti che centinaia di migliaia di tifosi acquistavano, quasi a ritmo settimanale, per assistere alle gare nazionali e internazionali. A partire dalla metà degli anni 90, sulle casacche giallorosse si sono affacciate le sponsorizzazioni della “Nuova Tirrena” (con l’indimenticata casacca Western), dell’ “Ina Assitalia” (che troneggiava sulle maglie romaniste nell’anno del terzo titolo) e di tante altre aziende (sospendiamo l’elenco per non rientrare in un’attualità troppo stringente). Questo 2012 sembra oggi battere alle porte come un nuovo, clamoroso, anno di svolta

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