Pazzeschi!

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – T.Cagnucci) Una specie di omaggio del tempo. Questa è una vittoria che sa di nemesi. Di vendetta. Innanzitutto per Zeman, che pure non le cerca, ma che se le merita tutte per tutto quello che ha subito in questi anni.

 

Genoa per noi era stata l’ultima trasferta di Spalletti; Genoa per noi era diventata l’ultima partita di Ranieri e, l’ultima volta, con Luis Enrique, Genoa per noi era stata il sinonimo di un’altra sconfitta piccola piccola segnata da sue simil carneadi, Kucka e Jankovic. Ieri quando Genoa-Roma dopo un paio di minuti stava 2-0 con gol di Kucka e Jankovic sembrava proprio il delitto perfetto. Il trionfo onanistico dei gufi. Il fatto che la risposta di Zeman sia arrivata proprio rispondendo a quegli stessi gol, con quelle stesse modalità (la rimontona che fece dimettere Ranieri) trasformando questa specie di ultima trasferta possibile nella prima grande vittoria col gioco di questa stagione, è quello che dà la misura della nemesi che inaugura la nuova era zemaniana. Perché sembra nata ieri. La Roma.

 

Perché senza mettere in fila Spalletti, Ranieri, Luis Enrique (e pure Montella che incredibilmente sta due punti sotto!!!), che sinceramente adesso chissenefrega, Zdenek Zeman ieri ha risposto innanzitutto a se stesso. A quel 2-3 col Bologna che aveva interrotto l’idillio. E’ lì che qualcosa era successo. E Zeman ha risposto a se stesso semplicemente essendo se stesso. Non solo col suo 4-3-3 in campo, ma con quello che ha marchiato nell’anima, una specie di lezione di altruismo, una collettivizzazione dei valori, l’unica vera divisione del lavoro riuscita nella storia del capitalismo: nella gestione di De Rossi e Osvaldo, per esempio. Ieri l’azione del secondo gol è stata simbolica, con Daniele De Rossi (il più forte centrocampista del mondo, sia chiaro a chiunque) che si ferma per non far fermare gli altri: da quel momento, da quando Daniele De Rossi ha imparato a fermarsi, poi ha imparato ad andare. E andrà. Osvaldo invece ha fatto due gol. Punto. E’ così che la vittoria di Zeman è diventata anche la vittoria di “quei” due. Possibilissimo, persino logico visto che non c’erano fronti da cavalcare, almeno per chi è romanista . Per chi è romanista conta solo la Roma.

 

Non è un concetto difficile da comprendere. E infatti questa vittoria che è dell’allenatore e dei calciatori diventa fisiologicamente anche quella della dirigenza. Prendete la prova di Lamela ieri e, soprattutto, quella di Ivan Piris e poi guardate negli occhi Walter Sabatini (ah, a proposito, so’ sempre troppi 18 milioni pe Osvaldo?): un piccolo meritato ritorno di mercato. Un infinito viaggio di sola andata direzione leggenda è invece quello che continua a fare Francesco Totti che a 36 anni vince per la prima volta contro il Genoa a Marassi là dove la Roma vinse la sua vittoria più bella di sempre. Una specie di un omaggio del tempo.

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