Noi, sul podio iridato di sempre

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – R-Canocci) – Campioni del mondo.

Se Nando Martellini fosse ancora tra noi e dovesse raccontare la Roma, non potrebbe certo urlarlo solo tre volte. Ce ne vorrebbero 16, come le volte in cui un calciatore della Roma è tornato dal Mondiale come vincitore. Solo altre due squadre di calcio nella storia dell’umanità hanno fatto meglio: Juventus (24), Inter (20). Poi c’è la Roma, pari merito con il Bayern Monaco, a 16. La classifica è stata elaborata dal network americano ESPN, che, nel presentarla, ha dedicato alcune righe proprio alla Roma. «Il suo terzo posto – si legge sul sito ufficiale – potrebbe essere considerato una sorpresa per una squadra che ha vinto solo tre scudetti. Ma la Roma ha avuto almeno un giocatore vincitore in ogni Mondiale dal 1990 al 2006 e ha spesso avuto calciatori stranieri di alto calibro». […]

. Il mondo del calcio dietro di noi, in pratica. E’ una storia che comincia presto, quella dei romanisti campioni del mondo. I primi lo furono proprio a Roma, nel 1934, con Guaita autore del gol decisivo nella semifinale contro l’Austria disputata a San Siro e Attilio Ferraris IV chiamato in extremis da Vittorio Pozzo, messo in squadra nella ripetizione della gara contro la Spagna senza praticamente uscire più. Poi passò alla Lazio, ma in quel momento era ancora un giocatore della Roma. Tra i convocati c’era anche, non come primo ma come terzo portiere, Guido Masetti. E c’è anche nel 1938, insieme a Serantoni e Monzeglio, che giocano, e ad Aldo Donati, che rimane a guardare ma che, secondo il criterio utilizzato da ESPN, è campione del mondo anche lui. In finale l’Italia batte l’Ungheria allenata da quell’Alfred Schaffer che sarà il tecnico della Roma campione d’Italia del 1941-42 e in cui giocava Sarosi, anche lui allenatore della Roma nel 1959-60. La storia va avanti. Due futuri giocatori della Roma, Ghiggia e Schiaffino, nel 1950 segnano i gol più celebri della storia del calcio ammutolendo il Maracanà e facendo vincere il titolo all’Uruguay. Nel 1970 Giancarlo De Sisti, che sta alla Fiorentina ma che viene dalla Roma, dove tornerà, è vicecampione del mondo. Poi eccoci al 1982 di “Marazico”, Bruno Conti, miglior giocatore del torneo vinto dall’Italia.

Nel 1990 sono Thomas Berthold e Rudi Voeller, che si procura il rigore decisivo in finale, campioni del mondo proprio a Roma. Nel 1994 un’Italia senza romanisti viene sconfitta in finale da un Brasile dove spicca Aldair (e dove in rosa c’è anche un giovane Paulo Sergio). Quattro anni più tardi a festeggiare è Candela, che in un’occasione gioca da titolare. Ed eccoci alle ultime due volte, particolarmente emozionanti: nel 2002 il capitano del Brasile che alza la coppa è Cafu, che nel post-partita dedica il trofeo anche ai tifosi della Roma (mentre Ronaldo, ad esempio, non nomina mai l’Inter). Ci sarebbe stato anche Emerson, ma s’infortunò pochi giorni prima dell’inizio della rassegna. Il 2006 del rigore all’Australia di Totti, del rigore in finale di De Rossi e del sempre presente Perrotta è storia dell’altro ieri. La storia siamo noi, molti si sentano esclusi.

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