Milano si inchina all’Italia Capitolina

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – D.Giannini) – Chiedete a un grande ex romanista come Alcide Ghiggia cosa significa giocare un mondiale in Brasile. Vabbè, lui ha fatto di più, lo ha vinto, ha segnato in finale contro la Seleçao, ha fatto piangere un intero Paese. Come disse lui “Tre persone hanno zittito il Maracanà, il Papa, Frank Sinatra ed io”. Lui è andato oltre, ma il solo fatto di giocare un mondiale di calcio nella terra del calcio è una cosa eccezionale. Bene, se l’Italia di Cesare Prandelli dopo 3 partite di qualificazione ha ottime possibilità di essere in Brasile nel 2014 il merito è di altri romanisti. Tanti romanisti.

 

Una Nazionale sempre più a tinte giallorosse. I conti sono presto fatti: 5 dei 7 gol fin qui segnati dagli azzurri nella corsa al mondiale sono stati realizzati da romanisti. Nell’ordine: 2 di Osvaldo alla Bulgaria, 1 di Destro a Malta, 1 a testa per De Rossi e ancora Osvaldo contro l’Armenia. Reti dal peso specifico clamoroso. Senza i quali si sarebbe rischiato di vedere un’Italia a due soli punti in classifica (invece dei sette attuali) e gli scenari sarebbero stati completamente diversi. Sì, due. Perché senza la doppietta di Pablo in Bulgaria da lì saremmo tornati a becco asciutto, così come sarebbe stato probabilmente diverso anche l’esito della partita con Malta senza la rete di Mattia dopo 5 minuti considerando anche che il 2-0 finale è arrivato al 92esimo. La partita con l’Armenia è storia recente. Sulla carta una passeggiata, ma se non ci fossero state le due inzuccate romaniste chissà come sarebbe andata a finire. E stasera si torna in campo.

 

Contro la Danimarca a Milano (ore 20.45, diretta tv Rai 1), a San Siro, nella Scala del calcio, sarà più che mai Roma la Capitale. De Rossi e Osvaldo, ma anche Balzaretti. Nella formazione titolare contro gli uomini di Morten Olsen ci sono tutti e tre. Più Mattia Destro, pronto ad entrare. Insomma è sempre più romanista il presente e il futuro dell’Italia. Per quantità, certo, ma non solo. Perché in passato è già successo di contribuire in maniera così massiccia (o anche di più) ai destini azzurri. Ma raramente in passato era successo che le presenze fossero così pesanti. Ancora numeri per spiegarsi meglio: proprio stasera Daniele De Rossi supererà Franco Baresi in fatto di presenze (82 contro 81). E farlo proprio a San Siro, che di Baresi fu la casa, ha un significato particolare. Il prossimo obiettivo è Del Piero a quota 91 e avrà tutto il tempo di riprenderlo. Daniele è il simbolo di questa squadra. Proprio come Totti lo era dell’ultima Italia che affrontò la Danimarca. Era il 14 giugno del 2004, erano gli Europei, era la partita di Poulsen (che ora è finito all’Ajax dopo essere passato per la Juve e per il Liverpool tanto per aumentare la simpatia nei suoi confronti da parte di tutti i romanisti). Finì 0-0 quel giorno. Finì lì l’Europeo di Totti, finì poco dopo anche quello dell’Italia per via della cosiddetta “combinata nordica” nella terza partita.

 

Era finita molto meglio qualche anno prima, sempre contro la Danimarca. Era il 1999, Francesco non era ancora campione d’Italia e neppure titolare fisso in azzurro, ma gli bastò entrare in campo a Copenaghen per cambiare il volto alla squadra. Punteggio sull’1-1, palla a lui in maglia bianca, tunnel, dribbling, doppio dribbling e cross per Conte con su scritto “basta spingere”. Chissà se se lo ricorda quell’assist il tecnico bianconero… Ma quello è il passato (solo in azzurro, perché in giallorosso Francesco è il presente, il futuro, tutto). L’attualità parla di una Nazionale che, tra un rischio di forfait di Buffon e l’assenza di Maggio per la nascita del figlio, si affida alla tanto criticata Roma, che evidentemente poi tanto male non è, per continuare a correre verso il Brasile. […]

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