Malagò: «Borini mi ha rapito»

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – S.Romita) – «Lo vedi quello lì? Ha diciannove anni, è dell’Aniene».

Sprofondato sul divano dopo una giornata passata a firmare copie del suo primo libro, e a sorridere a tutti, Giovanni Malagò recupera energia davanti alla mega Tv che ci rispedisce le immagini degli assoluti primaverili di nuoto di Riccione. Stile libero maschile, farfalla femminile, entrano ed escono dalla nostra conversazione, come i tempi necessari agli atleti per giungere alle Olimpiadi di Londra, e si scontrano con le telefonate di ringraziamento o di felicitazioni che partono o arrivano sul suo cellulare. Le Storie di sport, storie di donne che per 320 pagine Malagò ha scritto insieme alla giornalista del periodico della Rizzoli “A”, Nicoletta Melone, sono storie vere, fatte di fatica, privazioni, sfide e successi di vita e di sport. Diciassette profili approfonditi e belli da leggere, di campionesse di giochi olimpici e paralimpici, che ti riconciliano con il mondo. […]

Amico di tutti e intimo di pochi, con la lealtà propria dei personaggi della Prima Repubblica, o, se volete, di chi ha fatto studi regolari, Malagò in questo periodo sta soffrendo come un cane. Non tutti i giorni ben i teso. Solo un giorno alla settimana. Quando giochiamo noi della Roma. « Beh…si, mi aspettavo un campionato sottotono, per forza. Tutto nuovo. Tanti giocatori da amalgamare. Un tecnico dalle idee innovative per com’è il calcio italiano…ero pronto a dare fiducia e aspettare. E lo sono ancora. Certo mi aspettavo, se non altro, qualche pareggio in più e qualche sconfitta in meno».

Quel che ha veramente dentro un serio tifoso della Roma oggi è difficile da far emergere. Perché una leggera amarezza combatte quotidianamente con la speranza e con la consapevolezza di essere nel giusto. Quelle poche azioni nuove e rapidissime al limite dell’area avversaria così esaltanti non sono sufficienti per dimenticare le voragini difensive, gli smarrimenti, gli errori banali e da Abc del calcio; sia esso antico che moderno. E allora? Che cosa si può fare? Che cosa farebbe lui? Che cosa manca? Un po’ di umiltà? «La parola umiltà mi piace. Credo che piaccia a tutti. Mi sembra che tutto sia però molto serio. L’approccio lo è, anche se forse metterei dentro un po’ più di elasticità. Alcune ingenuità sono state indubbiamente commesse. Ed errori. Ma chi non ne fa? Non è grave il farli, ma può essere molto grave continuare a farli. Sabatini ha rilasciato recentemente affermazioni che indubbiamente gli fanno onore, ma che servisse un centrale e un terzino è indubbio».

Il futuro non sarà come il presente e di questo Malagò è più che convinto: «I presupposti sono molto, molto buoni. E poi, si sa, il presente è molto difficile, perché nel nostro calcio, e a Roma in particolare, la serenità dei giudizi è una cosa molto rara. Ma io sono abbastanza contento – ripeto – della serietà che si sta mettendo in campo. Borini mi ha letteralmente rapito. E Pjanic, Stekelenburg, Osvaldo e Lamela sono straordinari. Di Lamela sono proprio un fan. Ha delle potenzialità incredibili. E anche Gago è un ottimo giocatore, utile, molto utile. Ma su Bojan sospendo il giudizio e per Jose Angel e Kjaer ho forti dubbi. Non tanto sul loro valore, quanto sulla capacità di inserimento nel gioco che Enrique vuole. Li vedo più giusti per altri campionati o per squadre che puntano a rompere il gioco avversario con i difensori, senza pretendere che siano necessariamente loro a ricostruire. Ma si sa, ogni romanista in questo difficile momento è attraversato da dubbi, paure che le cose possano peggiorare… E fiducia nel fatto che si ritrovi presto il cosiddetto bandolo della matassa. Ho letto sul Romanista che Antonello Venditti non osa immaginare questa Roma senza Totti e De Rossi. Condivido totalmente. Se non avessimo loro, se non ci fossero loro…che cosa ne sarebbe di noi? E dico noi tifosi, non noi Roma».

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy