«Prima vincere, poi i calcoli»

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – M.Macedonio) – I giocatori, per bocca di Capitan Futuro, il loro impegno sembrano averlo preso. Provare a vincerle tutte, hanno detto, al termine di Palermo Roma, pur sapendo che non sarà certo facile portare a casa tutti i trentatré punti ancora in palio.

Daniele, comunque, undici vittorie consecutive ce l’ha, all’attivo, nel proprio curriculum. In fin dei conti, anche quella – eravamo nella stagione 2005/06 – era una Roma “sperimentale”, con un altro “Lucho”, Spalletti, al suo primo anno sulla panchina giallorossa. E allora, perché non provare ad emularla. Quanto questo sia possibile ma, ancor più, dove possa realisticamente arrivare questa squadra, l’abbiamo chiesto a cinque ex che, sia pure in momenti diversi, hanno vestito questa maglia. «Certo, se le vincono tutte, possono anche arrivare in Champions League» dice Zibì Boniek. «Ma credo che, con la primavera in arrivo, non sarà semplice mantenere la concentrazione. Mi auguro che la squadra possa avere in questo finale di stagione un andamento più costante, ma soprattutto un atteggiamento diverso. Guardando, a quel punto, con fiducia al prossimo anno. C’è ancora molto da lavorare, e non vorrei che una vittoria contro il Palermo, che per un tempo ha giocato al contrario, possa esaltare più di tanto. Per essere grande, contro un Palermo così, devi vincere come ha fatto il Milan, 4-0, con tre gol già nel primo tempo. E non, invece, soffrendo fino alla fine. La Roma è però un cantiere aperto e i risultati contano prima di tutto. Perché portano entusiasmo e convinzione all’ambiente. La sconfitta non è mai un progetto o qualcosa che possa indicarti una strada per il futuro. Spero quindi che la Roma finisca il campionato con quante più vittorie possibili e belle prestazioni, che possano essere di preparazione alla prossima stagione. L’Europa League? Deve essere l’obiettivo minimo, altrimenti parleremmo di fallimento».

Apprezza i proclami dei ragazzi, ma sta con i piedi per terra, anche Giancarlo De Sisti. «Capisco i giocatori, che dopo una vittoria in trasferta, sia pure contro un Palermo che è apparso alquanto modesto in quella circostanza, possano aver ritrovato un po’ di entusiasmo – dice l’ex numero 10 giallorosso. – E’ anche vero che, con i 3 punti, non è impossibile, mettendo insieme anche solo 3-4 vittorie, ritrovarsi in una posizione decisamente migliore. Con il terzo posto, magari, ancora alla portata. I giocatori devono però rendersi conto che i traguardi sono possibili solo ritrovando quella continuità che serve per scalare posti in classifica. Serve anche equilibrio in campo, perché a volte non basta il solo De Rossi a fare da collante tra centrocampo e difesa. Penso che il rientro di Osvaldo, in coppia con questo gioiellino di Borini, possa costituire un potenziale non indifferente. Si dice spesso “il punto non serve”. Non dico che si debba giocare per il pareggio, ma dal punto di vista psicologico è importante poter dire che non sei stato battuto. Questa squadra invece non ha mezze misure, vince o perde, ma con qualche punto in più sarebbe oggi ad un passo da obiettivi migliori. E con ben altra autostima. Ma senza dire “le vinco tutte”, perché quello è il momento che prendi le pizze!»

Fiducioso, ma prudente, è anche Roberto Scarnecchia. Quasi a smentire quell’etichetta di “cavallo pazzo” che lo ha accompagnato da giocatore. Ma l’età, si sa, porta consiglio… «L’alternanza di prestazioni e risultati – dice l’ex attaccante – è l’elemento che più condiziona, al momento, questa Roma. Ho però uno sguardo positivo verso questa squadra, che è giovane, piena di piccoli talenti, grandi talenti, ma anche – purtroppo – “vecchi” talenti. Un gruppo, quello che abbiamo visto quest’anno, che può arrivare molto in alto ma anche fare tonfi clamorosi. Che non fanno bene al morale dei ragazzi e spesso compromettono anche la posizione in classifica. Nonostante tutto, però, penso che la Roma possa puntare ancora ad un posto in Champions. Ci sono 33 punti in palio, e se è vero che l’Inter, vincendo qualche partita di fila, è passata dal quart’ultimo al quarto posto, non vedo perché non si debba credere ancora nel terzo posto. Da esperto di comunicazione, mi piace che i ragazzi ci credano. Perché questo è molto positivo e porta i suoi frutti. A questa squadra, credetemi, manca solo la continuità e un po’ più di concretezza».

Più dubbioso un altro ex attaccante giallorosso, Ruggiero Rizzitelli. «Dove può arrivare la Roma? E’ difficile dirlo, purtroppo. Perché è un punto interrogativo: può vincere con chiunque, ma anche perdere con chiunque. Tutto è possibile, per l’amor del cielo. Ma non è che lì davanti stiano sempre ad aspettarti. Il problema è che questa squadra non ha ancora continuità e non mi dà, quindi, l’impressione di poterle vincere tutte. Magari fosse così! L’Europa League è certamente agganciabile, ma visto che è a due soli punti, anche la Champions non andrebbe ancora esclusa del tutto. Quello che fa rabbia è che la Lazio, che è terza, non è certo superiore a questa Roma. E che anche l’Udinese perde spesso colpi. Non dimentichiamo che noi, a differenza di altri, non abbiamo avuto quest’anno altro impegno che il campionato. E dovevamo approfittarne… Peccato, la squadra c’è, ma per questa alternanza da una settimana all’altra e l’impossibilità di poterla dire in crescita, è purtroppo ancora un’incognita».

Certamente realista, ma allo stesso modo convinto della bontà del lavoro che si sta conducendo, è infine Maurizio Iorio, tra i protagonisti del secondo scudetto giallorosso. «Mi auguro che la Roma possa arrivare più in alto possibile, anche se quello che sta succedendo quest’anno non mi stupisce minimamente. Perché è una squadra rifondata dalla A alla Z, nel vero senso della parola, e ha bisogno quindi di un processo di crescita e di tempo. Quest’alternanza di risultati, quindi, non mi sorprende. Avrebbe forse meritato qualche punto in più, ma mi auguro che possa comunque centrare un posto in Europa. Per me, il lavoro svolto è positivo e si sta andando nella direzione giusta. Questi giovani saranno più maturi il prossimo anno, anche se alcuni già lo sono. Tutti, di certo, conosceranno meglio gli automatismi del gioco. E, fatti i ritocchi necessari, sono sicuro che i risultati arriveranno. In tanti, altrove, parlano di progetto, spesso solo a chiacchiere. La Roma, invece, ha veramente fatto qualcosa per cercare di ricominciare da capo. Può averne pagato lo scotto quest’anno, ma alla lunga i fatti le daranno ragione».

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