L’occhiuta rapina dello United

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – D.Galli) Stavolta non c’è stato da fare. «L’occhiuta rapina» è andata a segno.Il finanziere, il magnate americano ma di origini ungheresi George Soros, l’ha realizzata a sorpresa. Ha comprato il 7,85% delle azioni del Manchester United che sono state quotate (solo il 10% del totale).   Un investimento di circa 40 milioni di dollari, robetta considerato che il Soros Fund Management gestisce asset per 25 miliardi di dollari. In Inghilterra ne hanno approfittato per mettere il dito nella piaga. «Nel 2008 – ha scritto la BBC sul suo sito – Soros ha preso in considerazione l’acquisto dell’As Roma, ma ha deciso di non proseguire per i problemi di debito del club». «Problemi di debito». Diciamo che non è andata propriamente così. Ma si sa, anche in Inghilterra non è che abbiano mai avuto una grande stampa. L’incremento del valore dei diritti tv oltre Manica e la forza del marchio dei Red Devils, che possono contare su centinaia di milioni di tifosi in tutto il mondo, specie nel Sud Est asiatico. È questa la ragione dell’interesse di Mr Soros per lo United, secondo Philip Hall, definito dalla BBC «partner di Inner Circle Sports, una banca d’investimento focalizzata sul settore sportivo».   Philip Hall.Ai romanisti è un nome che dovrebbe dire qualcosa. Sempre per la Inner Circle, ma per conto di Soros, assieme a Steven Horowitz nel 2008 condusse le trattative con la famiglia Sensi. C’è chi non si è mai arreso all’evidenza, chi ha continuato a sostenere che Soros non fosse mai esistito, che questo giornale – ma non solo questo giornale – si fosse inventato tutto, che fosse tutta una bufala architettata dalla stampa romana (che se fosse stata grande sarebbe stato meglio, ovvio) che persino “I russi, i russi… gli americani”, il libro scritto a quattro mani da Alessandro Catapano e Catia Augelli, narrasse una favola.   La realtà – è stato detto – era che Soros non c’era. Non c’è mai stato. Invece c’è chi sostiene il contrario. La stampa romana? Non solo. Anche DiBenedetto: «Dopo che tre anni fa è tramontato l’affare Soros, Pallotta ha cominciato a sondare il terreno per comprare la Roma». Un credulone pure lui. Come lo stesso Pallotta e come i consiglieri Paolo Fiorentino e Mauro Baldissoni. Ma se nel 2008 Soros non era veramente interessato alla Roma, almeno lo è stato ora per il Manchester, dove nessuno, come all’epoca il membro del Cda Pippo Marra, è intervenuto per evitare il peggio. Nessuno ha scritto una riga per avvisare di «tanti sinistri fantasmi che si evocano, o si autoevocano, per mettersi in vetrina e accreditarsi come uomini del big business. Questi spettri perlopiù si dissolvono, perché il loro vantato peso è meramente virtuale, mediatico». Virtuale. Mediatico. Soros era un fantasma, che si è subito dissolto nell’aria per ricomparire quattro anni dopo a Manchester assieme al quel suo minimo patrimonio che controlla. Tranquilli, non ci siamo persi niente, erano soldi virtuali. Mediatici. Perché Soros non è mai esistito.

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