«Luis è un grande motivatore»

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – V.Vercillo) – Sorrisi e battuta pronta.

La solarità di Rodrigo Taddei ha invaso gli studi di Radio Due, dove il numero 11 giallorosso si è intrattenuto ieri mattina nella trasmissione di Max Giusti e Francesca Zanni, “Super Max”. […].

Quanti anni fa hai lasciato il Brasile?

Dieci anni fa, avevo 22 anni. Ero giovane, ma sono ancora giovane (ride, ndr).

Ti piace molto la musica?

Sì, ascolto spesso musica brasiliana, mi piace in particolare la samba. Ascolto tutta la musica, in realtà, ma preferisco la samba.

Sono sette anni che sei a Roma. Hai imparato un po’ di romanesco?

Aho, avoja (ride, ndr). Poi nello spogliatoio ci sono due romani come Totti e De Rossi, ho imparato qualcosa. Soprattutto parolacce (ride, ndr).

Hai origini italiane?

Sì, i miei bisnonni erano originari di Perugia e Torino.

Potresti anche giocare nella nazionale italiana?

Molte volte è uscito questo discorso, ma ho preferito aspettare la chiamata della nazionale brasiliana, soprattutto per rispetto dei calciatori italiani. Adesso, anche perché ho una fidanzata italiana, ho cambiato opinione.

E’ vero che ti alleni dentro casa?

Sì, è una cosa mia, mi piace divertirmi con il pallone. Lo fanno in tanti in realtà, anche se non lo dicono. Ogni tanto vado anche su Youtube per imparare qualche giocata. Se ho mai rotto un vetro? Ancora no, ma perché gioco con la palla di spugna (ride, ndr).

La tua fidanzata?

E’ di Acilia, adesso conviviamo da tre anni. Fuori dal calcio sono una persona semplice. Quanto mi faceva aspettare sotto casa? No, per paura che mi potessero disturbare lei arrivava sempre prima di me.

Oggi il Brasile vive un momento diverso, dieci anni fa era più vantaggioso venire a giocare in Europa. Adesso converrebbe?

Il Brasile è cresciuto tanto, grazie anche agli eventi che ospiterà come Mondiali e Olimpiadi, ma l’Europa sta sempre un passo avanti per molti aspetti. Per il mio punto di vista ancora conviene giocare in Europa.

Il gol più bello?

Quello in Champions contro il Real Madrid è stato il più importante. Tra l’altro l’ho fatto un giorno prima del mio compleanno, mi sono fatto questo regalo. Il più bello tre anni fa contro il Cagliari, in rovesciata sotto l’incrocio su un crossi di Panucci.

Quando fai un gol cosi li rivedete in televisione?

Ma anche quelli di stinco, rivediamo tutto (ride, ndr).

Un consiglio ai giovani…

Non mollare mai, mantenere il rispetto per gli altri e non dimenticarsi la famiglia e gli amici.

Qualche domanda tecnica, come gestisci questo arretramento di posizione?

Per fortuna ho la possibilità di giocare in diversi ruoli. In Brasile, al Palmeiras, sono andato anche in porta, dopo che l’estremo difensore era stato espulso. Ho subito gol su rigore, ma da Romario…

Lo scherzo più divertente che hai visto?

A Siena, quando un portiere ha preso la macchina dell’altro portiere e l’ha parcheggiata dentro il campo. E poi ci ha nascosto tutti i palloni dentro.

Un giocatore che, una volta lasciata Roma, ti è mancato particolarmente?

Sì, c’è stato: Julio Sergio, con cui sono molto amico. Mi è dispiaciuto tanto perché stavamo sempre insieme, anche con le famiglie. È un grande amico e spero che si rimetta presto dall’infortunio.

E Adriano?

Lo conoscevo anche prima. Come giocatore sapete tutto di lui, quello che è fuori dal campo non lo conoscete, è un ragazzo d’oro (Al termine della domanda, il conduttore Max Giusti impersona una gag nella quale imita l’ex attaccante della Roma, ndr).

Hai avuto diversi allenatori in Italia. Un aggettivo per Spalletti?

Matto.

Per Ranieri?

Un signore.

E per Luis Enrique?

Un grande motivatore.

La tua giornata ideale fuori dal calcio?

Portare a spasso il mio cane e poi fare una passeggiata in centro con la mia ragazza.

Molti ragazzi in Brasile vedono nel calcio una via d’uscita e una possibilità riscatto per tutta la famiglia. Che consiglio daresti per non farli cadere in situazioni sbagliate?

Non è facile, anche io sono stato vittima di un procuratore fasullo, a Siena. Per fortuna ho conosciuto Alessandro Lucci, il mio attuale procuratore, tramite Roque Junior che allora giocava nel Milan. Se non era per lui, non so cosa sarebbe stata la mia carriera. Succede spesso, per un ragazzo della favela è difficile non cadere in tentazione, perché spesso non hanno il sostegno della famiglia. E’ molto difficile non cascarci, tanti si perdono così: i calciatori in Brasile crescono giocando per strada. I procuratori seri sono molti pochi nel calcio, dove girano molti interessi.

Come immagini il tuo futuro, sia nella Roma e alla fine della tua carriera?

Nella Roma spero di restare fino a 37 anni, se loro mi accettano. Sto benissimo, spero di finire la carriera qui. Poi il calcio è strano, non si sa mai cosa può succedere. E dopo vorrei diventare allenatore nel settore giovanile, i bambini sono la cosa più pura e non pensano ai soldi.

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