«Il Grifone va. Ma pure la Lupa…»

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – M.Macedonio) – E’ in viaggio verso il Friuli, dove sarà nei prossimi giorni con il proprio spettacolo, “L’apparenza inganna”, insieme a Maurizio Micheli, e per questo motivo non potrà essere lunedì sera allo stadio Olimpico.

«Ma vedrò ugualmente la partita in televisione» dice Tullio Solenghi, cuore rossoblù, ma anche un po’ giallorosso. […]

Una passione nata in una famiglia già orientata in tal senso o con rivalità al proprio interno?

No, la mia famiglia era fondamentalmente agnostica sul versante calcistico. Ricordo che alle elementari c’era un naturale frazionamento tra chi si schierava con i blucerchiati e chi con i genoani. Io scelsi il Genoa, forse senza neanche una precisa ragione. Poi, con il passare degli anni, mi sono reso conto che si trattava della squadra che aveva portato il calcio in Italia, e quindi con una storia alle proprie spalle. E allora, la scelta del Grifone è diventata più motivata e consapevole. Anche più orgogliosa.

Ti riesce di andare a vedere qualche partita a Marassi?

Quando sono su piazza, sì. Anche perché mi sono tifoso onorario e mi ospitano sempre in tribuna. Càpita però raramente, essendo io un nomade a vita. Mi è difficile infatti incrociare una domenica libera, o anche un anticipo o un posticipo, per andare a vedere la partita. Mi è capitato, questo sì, di assistere a qualche Roma-Genoa all’Olimpico, con i miei amici romanisti.

Non ha una buona tradizione, almeno a Roma, la squadra genoana.

Me ne ricordo uno che finì in parità, 1-1, mi sembra con un gol di Vandereycken, o forse no, ma si perde nella notte dei tempi.

Con Vandereycken siamo nei primi Anni 80.Ricordo che il giocatore belga si infortunò e rientrò proprio in quella partita,a Marassi,in cui il pareggio per 1-1,con gol dell’ex,Pruzzo,consentì alla Roma di vincere il suo secondo scudetto e al Genoa di salvarsi.

Ci sono state spesso situazioni che si sono incrociate alle due squadre. Senza contare che, oggi non più, ma in passato sì, il Genoa è stato a lungo la fucina di giovani campioni che quasi sempre finivano poi alla Roma. Penso a Sebino Nela, allo stesso Roberto Pruzzo… Anche Bruno Conti venne un anno a Genova, prima di tornare in maglia giallorossa. Per noi, era un amaro vederseli andar via. Perché quando cominciavano ad esser buoni, ci lasciavano. Ma è stato il nostro destino per tanto tempo. Una croce, per il Genoa. Fin dai tempi di Meroni, quando passò al Torino.

Ti tornano in mente episodi particolari legati a qualcuna delle sfide con la Roma.

No, ma ripenso ad un Genoa-Inter, all’ultima giornata di campionato, in cui se avessimo battuto i nerazzurri avremmo evitato la serie B. E proprio Pruzzo, che stava ancora con noi, sbagliò un rigore in zona Cesarini. Quell’anno, era il ’78, retrocedemmo e Pruzzo se ne andò alla Roma. Come dire, cornuti e mazziati. Con la Roma, comunque, c’è sempre stato un feeling buono. Non siamo gemellati, come con il Napoli, ma credo che la naturale vocazione di simpatia di un tifoso genoano sia più per la Roma che per la Lazio. Così come quella di un tifoso sampdoriano sia più per i biancocelesti che per i giallorossi.

Che partita ti aspetti lunedì?

Il Genoa, come la Roma, ha un andamento molto alterno quest’anno. E’ molto Gilardino-dipendente. Così come lo è rispetto a Palacio. Quando sia l’uno che l’altro sono giù di tono, la squadra ne risente tantissimo. Ecco, noi abbiamo questi due giocatori di pregio, che possono fare il bello e il cattivo tempo. E spero che quello di lunedì sia bello.

Personalmente, cosa ti auguri?

Beh, di partenza, sono sincero, metterei il “2” in schedina. Però posso accontentarmi anche di un segno “x”. L’”1”, onestamente, ci metterebbe parecchio in difficoltà, perché noi siamo lì, ad un passo dal farci intaccare dalla zona retrocessione, che sarebbe meglio evitare. E allora, che sia una bella partita. E se finirà in parità, perlomeno non avrò fatto torto al mio cuore diviso a metà.

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