«Bravo Luis». Parola di Baggio

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – D.Giannini) Luogo: Stati Uniti. Meglio, il Foxboro Stadium di Boston. Anno: 1994. Per l’esattezza il 9 luglio. E’ il giorno del quarto di finale dei Mondiali tra Italia e Spagna.

Quello che tutti ricordano per due motivi: la vittoria degli azzurri per 2-1 con un gol nel finale di Roberto Baggio e per l’immagine del volto di Luis Enrique ricoperto di sangue dopo la gomitata rifilatagli da Tassotti. Ieri, 18 anni dopo, l’ex “divin codino” e lo spagnolo sono tornati ad incontrarsi. Dall’altra parte del mondo rispetto all’ultima volta. (…). Di più, in casa della Roma, a Trigoria. Non era solo Baggio. A far visita al Bernardini con lui c’era tutto il gruppo degli “studenti” che stanno facendo il Master Uefa Pro per allenatori di prima categoria. C’erano, nello specifico, anche l’ex tecnico del Palermo, Devis Mangia, l’ex giocatore dell’Udinese Valerio Bertotto e poi Benito Carbone, l’ex giallorosso Gianluca Festa, Emanuele Filippini, Fabio Pecchia e parecchi altri. Tutti a lezione da Luis Enrique e dal suo staff come trasferta “studio” del corso.

Oggi la comitiva bisserà e magari stavolta Baggio incrocerà anche Totti (…). Nel frattempo l’ex attaccante di Vicenza, Fiorentina, Juve, Inter, Milan, Bolognastringere la mano al direttore generale giallorosso Franco Baldini, è già stato folgorato dal tecnico giallorosso. Lo ha detto chiaramente al termine della giornata, quando è stato avvicinato dai cronisti al Mancini Park Hotel: «L’allenamento mi è piaciuto molto, ho trovato il metodo di lavoro di Luis Enrique molto interessante ». Un’opinione importante perché arriva da uno dei più grandi giocatori italiani di sempre. (…). Prima di lui non aveva lesinato complimenti un grande tecnico come Sacchi, così come aveva fatto Serse Cosmi. Entrambi erano andati a scoprire un po’ dei segreti di Luis direttamente nel ritiro di Riscone. A questi vanno poi aggiunti tutti gli allenatori che gli hanno fatto i complimenti al termine delle partite di questo campionato. Tutte. Sia dopo quelle vinte, sia dopo quelle perse. Complimenti per l’idea di calcio, per la voglia di imporre sempre il proprio gioco. E anche per lo stile e per il comportamento ineccepibile. La rivoluzione, o il tentativo di farla, passa anche attraverso certe cose.

E se tra qualche anno ci ritroveremo in giro per l’Italia e per l’Europa (nel gruppo c’era anche l’ex interista Cauet) un gruppo di allenatori che alle loro squadre chiedono di tenere palla, di lanciare lungo solo quando non si può fare altrimenti, di provare a fare un gol in più degli altri e non di prenderne uno in meno, allora sapremo di chi sarà il merito.

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