L’amore di Ago in Curva Sud

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – M.Macedonio) C’è il viso di Agostino – una silhouette nera su fondo bianco – su quella grande bandiera dai bordi gialli e rossi, che giganteggia davanti alla curva Sud.

 

Sì, davanti, perché un gruppo di tifosi l’ha appena consegnata nelle mani di Franco Tancredi, che di Ago fu amico prima ancora che compagno di squadra. La fa sventolare, il portiere del secondo scudetto, ma è come se idealmente se la passassero di mano l’un l’altro, i campioni che compongono la Hall of Fame 2012. È forse il momento più emozionante dell’intera cerimonia. Quella che ha visto premiare, sul terreno dell’Olimpico, gli undici giocatori che a giudizio dei tifosi meritano di rappresentare la storia della Roma, almeno in questa prima edizione del riconoscimento. Ancora una volta è Paulo Roberto Falcao (che raccoglie e si mette al collo una sciarpa che gli viene lanciata dai tifosi) a dirigere in campo. Pochi gesti, come sempre. E’ lui infatti che, mentre gli altri stanno rientrando negli spogliatoi dal sottopassaggio accanto alla Monte Mario, richiama Marisa, la moglie di Agostino, e la invita a tornare lì sotto la curva. Hanno deciso di regalargliela, quegli stessi tifosi, quella bandiera, nel ricordo di chi una bandiera, per questi colori e generazioni intere di tifosi, lo è stato dal primo all’ultimo giorno della sua vita.

 

Si chiude con quest’abbraccio, tra la Sud e alcuni tra i suoi campioni di sempre, una cerimonia che era iniziata poco prima delle 11, ma che aveva visto il pubblico arrivare allo stadio ben prima dell’orario di apertura dei cancelli, alle 10.15. Quando lo speaker annuncia l’ingresso in campo di tanti tra i giocatori che, pur non rientrando tra gli undici eletti, hanno comunque rappresentato tanta parte della storia di questa società, onorandone con le proprie gesta la maglia, sugli spalti ci sono però ancora larghi spazi vuoti. Ed è un peccato, perché ciò che in altri Paesi vedrebbe il pieno di pubblico, a qualsiasi ora del giorno, qui fatica ancora ad affermarsi. La Roma può comunque vantarsi di essere la prima società in Italia ad aver fermamente voluto un’iniziativa del genere, almeno nei modi in cui è stata concepita e articolata, a partire dal coinvolgimento diretto dei tifosi. Un’occasione per celebrare la propria storia, attraverso gli uomini che ne sono stati gli artefici principali, ed accrescere ancora di più il senso di appartenenza di un intero popolo, quello giallorosso, a questa maglia e a questi colori. La prima “chiamata” vede entrare tanti di quei protagonisti, quasi a rappresentare i vari decenni che si sono susseguiti. Ci sono il nipote di Attilio Ferraris e il figlio di Sergio Andreoli, ma anche Luciano Panetti, indimenticato portiere della seconda metà dei Cinquanta. E poi, Cudicini e Ginulfi, che difesero la porta giallorossa negli anni Sessanta, e Paolo Conti, con cui si arriva ai Settanta. Ci sono De Sisti, Prati e Peccenini. E altri due grandi capitani come Sergio Santarini e Giuseppe Giannini. Fino ad arrivare a Tommasi, passando per Ciccio Graziani, Vierchowod, Chierico, Rizzitelli, Tempestilli e Moriero.

 

Tanti nomi, di fronte ai quali non è possibile non emozionarsi. E ancora di più è forte l’emozione quando tra le due ali di tali compagni, entrano sul terreno di gioco, andando letteralmente a schierarsi ognuno nel proprio ruolo, i giocatori eletti quest’anno. Manca all’appello il solo Cafu, che non ce l’ha fatta ad arrivare dal Brasile, mentre in mezzo al campo, quasi in un posto solo per sé, c’è il Paulo Roberto Falcao. Accanto a lui, la figlia di Fulvio Bernardini e la moglie di Agostino Di Bartolomei, alle cui spalle sono Giacomino Losi, Aldair e Francesco Rocca. Davanti al “Divino”, Bruno Conti, Roberto Pruzzo e la figlia di Amedeo Amadei, che a sua volta, a 91 anni suonati, non è potuto essere presente. E se per qualche giovanissimo tifoso, molti di loro non sono altro che nomi, di cui pure ci si è sentiti raccontare le imprese, per chi giovane non è più e di stagioni ne ha vissute tante, l’emozione è davvero forte. E nel rivedere alcuni di loro, Falcao e Rocca su tutti, a qualcuno, sugli spalti, è scappata ovviamente anche la lacrima. Favorita anche dalle immagini, che, sottolineate dalla colonna sonora di Ennio Morricone, riproponevano sul maxi-schermo gol e prodezze di ognuno di loro. Era emozionato anche il presidente Pallotta nel consegnare le maglie celebrative. Confezionate in due sole copie. Una per ciascuno di loro, e una per la società giallorossa. In attesa di andare ad occupare lo spazio che tutte loro meritano, nel futuro museo della Roma. Dove al Hall of Fame sarà la prima e la più importante delle sale.

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