Il Natale di Tonino Fusco

di finconsadmin

(Il Romanista  –  M. Izzi) – Tonino Fusco, negli ultimi anni della sua vita, viveva in una splendida villa a quattro passi dal Divino Amore. Un lungo cammino da Via Ginori 21, dove era nato, nel gennaio del 1916, nel cuore del rione Testaccio. La mamma di Tonino, per rimpinguare i guadagni di papà Cesare, gestiva un banco al mercato, il ragazzo, aveva invece una infinita passione per il calcio. Del resto, ormai dal 1929, l’impianto della AS Roma era a quattro passi da casa sua.

 

Nei primi anni Trenta, Fusco, dopo un’esperienza nella Spes di Padre Libero, entrò nelle giovanili della Roma. Quella nidiata di piccoli giallorossi (presto ribattezzati come “gli invincibili”) entrò nel cuore degli appassionati romanisti, che li vedevano esibirsi prima dei match della prima squadra. Dopo tanta gavetta, finalmente, il giorno di Natale del 1933 il debutto, proprio a Campo Testaccio, contro l’Alessandria. E’ la Roma di Guaita, Scopelli, Ferraris IV, Costantino e Masetti, ma Antonio se la cava egregiamente. La gente, che apprezza il suo spirito combattivo e sfacciato, ben presto lo ribattezza con l’immortale soprannome di “Impunito”. E l’Impunito vestirà la maglia giallorossa per 121 volte, sfiorando il titolo italiano nel 1935/36 e segnando un’era della storia romanista, fino al suo trasferimento al Pisa nell’estate del 1940.

 

A Pisa, Fusco continuerà la sua attività sulla scia di altri grandi ex giallorossi (come Lombardi, Volk e Fasanelli), che avevano trovato, proprio nella città toscana, una piazza importante per coltivare la propria passione. Tornato nuovamente alla Roma nei confusi anni del primo dopoguerra (3 striminzite presenze a cavallo delle stagioni 45/46 e 46/47), Fusco appende definitivamente le scarpine bullonate al chiodo. Per lui ha inizio una nuova vita che non rinnega il passato. Nel salotto della sua abitazione troverà sempre un posto la gigantografia di una foto che lo ritrae assieme ai compagni di squadra ai tempi di Testaccio, e non manca di conservare i contratti stipulati in quel lontano periodo. Nei suoi armadi, c’è però un pezzo a cui Tonino è rimasto particolarmente legato, si tratta di una sua maglia della Roma, risalente a metà degli anni Trenta.

 

Nel 1980, quando Sandro Ciotti lo incontrerà, per chiedergli un contributo per il suo magistrale documentario sonoro La Roma racconta, l’ex gladiatore di Testaccio, oltre ad una serie di antiche fotografie, gli mostrerà la sua vecchia maglia. Ciotti, tenuto a battesimo da Trilussa, è uomo intensamente attratto dalla cultura della memoria, si innamora dell’antica veste della Roma di Testaccio e riesce a farsela regalare da Fusco. A questo punto l’intreccio si complica, Ciotti, conoscendo l’ossessione del presidente Viola per il mito della Roma testaccina, lo avvisa dell’esistenza di una maglia d’epoca, miracolosamente sopravvissuta, fino a quel momento. Viola, si reca nell’abitazione del giornalista Rai per ascoltare in anteprima i due Lp de “La Roma racconta”, quindi chiede di vedere la vecchia casacca appartenuta a Fusco. Il presidente chiede a “The voice” Ciotti di prestargli la favolosa reliquia per riprodurre l’esatta tonalità di quella muta per le maglie della Roma attuale. Sandro Ciotti, affascinato dal progetto, accetta. Da questo momento, il radiocronista non rientrerà più in possesso della casacca di Fusco, che con ogni probabilità rimane alla famiglia Viola.

 

Ancora nel momento in cui scriviamo, la maglia di Tonino Fusco è la più antica casacca romanista di cui si è appurata l’esistenza. Possiamo certificare l’esistenza di maglie a polo bianche con lo stemma sociale risalenti alla metà degli anni Cinquanta, di maglie a girocollo e polsini gialli dei primi anni Settanta, ma di indumenti degli anni Trenta, purtroppo, non si hanno altre segnalazioni. Sarebbe estremamente importante recuperare alla collettività questo reperto, anche in considerazione delle infinite congetture fatte dagli storici sulla effettiva tonalità del rosso scelto dalla Roma, al momento della sua fondazione, per vestire i propri atleti. E’ facile credere che la famiglia Viola, in ossequio alla sua storia, sarebbe certamente disposta ad aprire una trattativa per poter eventualmente donare la maglia di Fusco ad un costituendo museo dell’As Roma.

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