rassegna stampa roma

Hall of Fame: Pruzzo e Batistuta, il “Bomber” e il “Re Leone”

(Il Romanista – M.Izzi) – Siamo dunque arrivati all’ultima galleria di omaggio agli 85 nomi proposti all’attenzione generale dalla “Hall of fame” romanista.

Redazione

(Il Romanista - M.Izzi) - Siamo dunque arrivati all’ultima galleria di omaggio agli 85 nomi proposti all’attenzione generale dalla “Hall of fame” romanista.

Ci piace iniziare con uno dei calciatori più popolari e più amati della storia della Roma, Roberto Pruzzo. Per tre volte capocannoniere in A (nessun altro giallorosso è mai riuscito a toccare un simile traguardo), Campione d’Italia nel 1983, quattro Coppe Italia conquistate (l’ultima delle quali indossando la fascia di capitano), per lunghissimi anni (prima di lasciare lo scettro a Francesco Totti) titolare, con 106 reti, del record di realizzazioni in serie A per un calciatore della Roma. Roberto Pruzzo è stato e rimane per i tifosi, semplicemente il “Bomber”. Il giorno del suo addio alla Roma, nell’ ultima gara di campionato del torneo 87/88, la Curva Sud gli dedicò una coreografia straordinaria. Si trattava di 106 striscioni con il suo nome e la scritta ai piedi della Curva: “106 volte grazie”. Un’emozione da brividi, più che eloquente per spiegare quale legame unisca la tifoseria a questo giocatore stellare. Da “O Rey” di Crocefieschi, a un altro, indimenticabile, bomber di razza, Dino Da Costa. Anche lui arrivò al titolo di capocannoniere della A e il brasiliano seppe regalare ai tifosi gioie infinite nel derby, diventando l’incubo della squadra biancoceleste. Rimanendo in tema di cannonieri in grado di fare propria la massima classifica marcatori della A, occorre dire che anche Angelo Orlando riuscì nell’impresa, anche se non nel periodo di militanza nella Roma.

Dall’italianissimo Orlando, a un tedesco … volante che ha infiammato il cuore di tutti i tifosi romanisti. Rudy Voeller, giunto nella capitale nel 1987 già come campione di razza, si consacra definitivamente come fuoriclasse proprio negli anni trascorsi nella capitale. Il titolo di Campione del Mondo, conquistato proprio allo Stadio Olimpico di Roma nella finale del 1990, rappresentò un traguardo fortemente simbolico. Senza dubbio il suo curriculum agonistico non è paragonabile a quello degli altri campioni fin qui ricordati, ma la sua storia di romanista, tragica e straordinaria, meritava assolutamente di essere annoverata in questa strepitosa parata di stelle. Forlivese inizia la sua carriera nella Fortitudo (ricostituitasi poco dopo la fusione che aveva dato vita alla Roma) ed era arrivato in giallorosso nientemeno che su segnalazione di Attilio Ferraris IV. Dopo aver vinto il titolo di categoria nella formazione giovanile della Roma nella stagione 1942/43, Forlivesi, classe 1927, si affaccia gradualmente in prima squadra durante i campionati di guerra. E’ un debutto fulminante, nel primo torneo, 7 presenze e 6 gol. Mister Guido Masetti, abituato a valutare i giovani è convinto che la Roma abbia trovato un nuovo campione da far crescere nei suoi quadri. Che il suo ricordo sia così presente a tanti anni di distanza è bellissimo. Procediamo e andiamo a toccare due giganti del terzo scudetto, Gabriel Omar Batistuta e Vincenzo Montella. La potenza devastante del “Re Leone”, l’estro e i colpi di magia “dell’Aeroplanino” valsero gol a grappoli alla Lupa, campioni di razza nel cuore dei tifosi. Proprio in quella stagione come non ricordare il gol alla Fiorentina di Batistuta? O quello al Milan di Montella? Proseguiamo col grande Abel Balbo, centravanti di scuola antica ma modernissimo nello stile, uno dei più prolifici marcatori della storia della Lupa, per proseguire con Ruggero Rizzitelli, passionale, umorale, irresistibile se ispirato, una bandiera vera per l’attaccamento sempre dimostrato ai colori sociali.