Garcia, il duro inizia a giocare

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – D. Giannini) – Buona la prima. L’esordio ufficiale di Rudi Garcia sulla panchina della Roma doveva essere necessariamente positivo per dare forza e convinzione a una squadra che avrà il difficile compito di farsi perdonare il 26 maggio e le due ultime stagioni nel loro complesso. Missione compiuta. Tre punti e una prestazione che incoraggia parecchio anche al netto del valore dell’avversaria. Garcia ha superato l’esame a pieni voti. Non tanto per il gioco prodotto dalla sua squada, ma soprattutto per la presenza fisica lì a bordocampo. Vincente, convincente e serio, ma non per questo distaccato dai suoi ragazzi. Un duro che si fa amare.

Sorrisi pochi, soprattutto all’esterno. Basta andarsi a rivedere il modo in cui ha risposto davanti alle telecamre di Sky quando gli hanno parlato di una possibile multa per aver parlato al telefono dalla panchina con Bompard che era in tribuna (oggi sono attese le decisioni del giudice sportivo). «Una multa? Perché? La radio non funzionava, qui è differente dalla Francia». Non una smorfia, non un’indecisione. Sicuro, serio. Eppure al fischio finale dell’arbitro Massa, anche se le sue labbra non sorridevano, erano i suoi occhi a farlo. Quelli con i quali andava a cercare lo sguardo dei suoi giocatori, per complimentarsi con loro uno ad uno mentre uscivano dal campo. Qualche minuto prima c’era anche lui nel mucchio selvaggio al gol di De Rossi. O meglio accanto, perché quella montagna umana era invalicabile. Ma Rudi voleva partecipare a quell’abbraccio collettivo. E’ un segnale importante, come l’abbraccio a Maicon sempre in quel momento in cui si festeggiava il gol “simbolo” come ha definito lui stesso la rete di Danielino. Vittoria doveva essere e vittoria è stata. Ma non era affatto scontato perché le partenze di Garcia non sono mai state a razzo. Nelle cinque stagioni al Lille, una sola volta ha cominciato con una vittoria, l’anno scorso contro il Saint Etienne (2-1 in trasferta).[…]

 

Si può andare a fare il confronto con le ultime due stagioni, cioè con le prime in campionato di Luis Enrique e di Zeman. Lo scorso anno con il tecnico boemo al debutto contro il Catania le palle giocate erano state 597 (stesso numero di tiri effettuati di due giorni fa a Livorno, 18, ma molti di più quelli subiti, 11). Con Luis Enrique nella prima giornata (che era la seconda in calendario) contro il Cagliari anche con un allenatore che faceva tanto possesso, le palle giocate erano state 642 e con una pericolosità minore. E’ solo l’inizio, non si può cantare vittoria per i tre punti di Livorno. Che però sono lì, a fare morale, a dare convinzione, a dire che la strada presa può essere quella giusta. Che c’è una squadra che sa produrre soffrendo pochissimo dietro. Che si vede la mano di un allenatore tosto, serio e, per ora, vittorioso.

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