Fuffo, Picchio, Ago e i derby dei romani

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – M.Izzi) – Colgo volentieri l’occasione fornitami dall’articolo richiesto dalla redazione del Romanista sul tema del derby dei calciatori giallorossi romani per dire la mia sulle origini della rivalità tra Roma e Lazio.

Tutti sappiamo che il club biancocleste, sebbene interpellato, si sottrasse per propria scelta alla fusione che diede vita alla Roma il 7 giugno 1927. Anche in virtù dall’inserimento in due gironi diversi della Divisione Nazionale, lo “scontro” tra Lazio e Roma non si consumò che a partire dalla stagione 1929/30. Eppure, già prima del fischio d’inizio del primo derby della storia (8 dicembre 1929), tra Roma e Lazio era già calata una immortale cortina di ferro. Il “mistero” è presto svelato. Il simbolo della Roma era quel Fulvio Bernardini che sino al 1926 era stato capitano e bandiera della Lazio. Fuffo aveva lasciato il club bianco-celeste nel più tempestoso dei modi, con una rottura tanto clamorosa quanto insanabile. (…)

Sostanzialmente, Bernardini, che aveva rifiutato camionate di denaro per giocare nella Lazio, “Gratis et amore Dei”, scoprì che i suoi compagni, sottobanco, venivano invece pagati. Lasciò la Lazio disgustato, ma il club biancoceleste, non contento, pretese per concedergli il via libera, il pagamento di una liberatoria di 20.000 lire. Fulvio ormai con sdegno contenuto a fatica nei confronti di quella che era stata più di una famiglia per lui, pagò di tasca propria l’intera somma con 20 rate da mille lire l’una ricevute direttamente da Giorgio Vaccaro. Quando arrivò il derby Fuffo rifiutò persino di farsi fotografare assieme ai suoi vecchi compagni di squadra. Ferraris IV, Carpi, Degni, De Micheli, insomma, gli altri romani della Lupa, compresero lo stato d’animo del loro leader e si apprestarono a vivere la sfida con lo stesso piglio battagliero. Ne venne fuori una vittoria in casa della Lazio e nel ritorno a Testaccio. C’è poi da dire che la storia dei derby dei romani è soprattutto la storia dei grandi “leader” giallorossi (Bernardini, De Sisti, Di Bartolomei, Totti e De Rossi), calciatori che hanno “pagato” lo stress di portare sulle proprie spalle la responsabilità della stracittadina. “I co-protagonisti”, paradossalmente, hanno avuto vita più facile. (…)

Anche Giancarlo De Sisti, visse uno dei momenti più belli della sua carriera in un derby, quello del 1 dicembre 1974. Non era mai stato un grande tiratore dalla distanza, ma il derby esalta i “leader romani” e quel giorno “Picchio”, pose, di fatto, fine all’epopea della Lazio di Chinaglia. La settimana che portò a quella gara era iniziata il lunedì mattina in un modo tremendo, Roma in crisi nera e Agostino Di Bartolomei aggredito a Fiumicino, al rientro dalla trasferta di Torino, da alcuni pseudo-tifosi. Il martedì, al Tre Fontane, contestazione per Cordova (già multato dalla Società). Il presidente Anzalone si recò a parlamentare con i tifosi e raccolse una richiesta: «Con la Lazio non si deve perdere!». Andò a finire che De Sisti sfogò la rabbia della squadra in una gran botta, scoccata mentre già stava per cadere, che s’infilò all’angolino della porta difesa da Pulici. Una gioia liberatrice che si rispecchia nel furore spaventoso, indimenticabile, con cui Di Bartolomei calcio in rete il rigore del derby del 26 febbraio 1984 che portava la Roma ad accorciare le distanze. Quel giorno Agostino, sempre controllatissimo, rischiò di esplodere con Manfredonia che provava a fare il malandrino. Andate a rivedervi le immagini e capirete cos’è un derby per un capitano romano della Roma.

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