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E negli Usa celebrano Bradley: «È fondamentale»

(Il Romanista – B.De Vecchi) – Parlare di Re in una terra diventata indipendente combattendo un Re è quasi offensivo. Se un paragone un tantino iperbolico si può fare, allora, è quello con il loro leader Barack Obama.

Redazione

(Il Romanista - B.De Vecchi) - Parlare di Re in una terra diventata indipendente combattendo un Re è quasi offensivo. Se un paragone un tantino iperbolico si può fare, allora, è quello con il loro leader Barack Obama. L’America ha un nuovo presidente su un campo di calcio. E’ Michael Bradley. «E’ il nostro giocatore più importante, è la figura chiave in cui dovremmo identificarci e la speranza per il futuro della squadra », scrive oltre oceano la stampa a stelle a strisce. L’articolo, a firma di Steve Davis, ha un peso specifico notevole. Perché è pubblicato sul sito della popolarissima NBC Sports. «In un Paese - si legge - in cui il talento calcistico si misura col contagocce, è stato sempre molto facile trovare il giocatore più importante della nazionale statunitense. Lo è stato Claudio Reyna per gran parte dell’ultimo decennio, poi Landon Donovan e Tim Howard dopo di lui. Circa un anno fa Clint Dempsey sembrava pronto a raccogliere la loro eredità. Lui è ancora una figura centrale della nazionale, ma sono pronto a dire che l’uomo essenziale, la figura chiave in cui dovremmo identificarci e la speranza per il futuro della squadra è Michael Bradley. Il centrocampo degli Stati Uniti perde qualcosa senza di lui». Già, ma perché? La ragione, secondo Davis, è la stessa che rende Bradley importante anche per Zeman. Perché Michael, anche se nella Roma gioca da intermedio, riesce ad accorciare i reparti con una facilità estrema. «Nessun altro - commenta Davis - riesce a collegare come fa lui la difesa all’attacco con la sua intraprendenza. Senza di lui, la mediana a stelle e strisce diventa un ridondante esercizio di possesso palla in cui la palla viene semplicemente recuperata e distribuita: nessuno ha la visione di gioco di Bradley né riesce a verticalizzare come lui. Non stiamo parlando – continua l’articolista - di un centrocampista creativo nel puro senso della parola, ma di uno che riesce ad abbinare in un modo unico la fase offensiva e quella difensiva. Evidentemente gli Stati Uniti hanno bisogno che Dempsey, Howard e Donovan tornino al top per la fase finale della qualificazione ai Mondiali. Ma se serve scegliere un giocatore imprescindibile, quello è Bradley».

E imprescindibile, Michael, sta dimostrando di esserlo anche per la Roma. Ha smentito anche i più scettici, coloro che intravedevano in Bradley un colpo buono solo per vendere qualche maglia negli USA. Non è così, il centrocampista ha doti tecniche, ma forse soprattutto tattiche, piuttosto rare anche in Serie A. Con l’abnegazione è riuscito a immergersi nel progetto zemaniano, capendo i movimenti giusti, quelli che il tecnico chiede per fare parte dell’undici iniziale. Prendete il gol con l’Atalanta. Bradley segna perché segue l’azione, va dentro l’area senza palla, osserva il copione del Boemo e viene premiato con la rete del 2-0. Dopo aver preso per mano la nazionale nelle due vittorie contro Antigua (il 12 ottobre, 2-1) e Guatemala (il 16, 3-1), Michael è ora a Roma. Oggi si allenerà regolarmente, mettendosi a disposizione di Zeman. Deciderà il mister se impiegare a Genova «la speranza» del calcio americano.