Cellino insiste: «Si rigiochi la partita». Ma ha poche speranze

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – C.Zucchelli) – È tornato a parlare Massimo Cellino. Per chi ne sentiva la mancanza il presidente del Cagliari è tornato sulla decisione del giudice sportivo di dare la vittoria a tavolino alla Roma e ha detto che, secondo lui, «sarebbe meglio rigiocare. Per i tifosi». […]

 

Intervenuto a “La politica nel pallone” su Gr Parlamento, Cellino ha voluto spiegare la genesi dell’ormai famoso comunicato della discordia, quello emesso nel tardo pomeriggio di sabato 22 settembre, nel quale invitava i tifosi rossoblù a recarsi in ogni caso allo stadio Is Arenas, nonostante il divieto imposto dalla Prefettura. «Non c’ero – attacca Cellino – ma non riesco ancora a capacitarmi di quello che è successo. Pentito del comunicato? Pentirsi è il minimo, anche se doveva essere pubblicato il giorno prima e con contenuti diversi. Tutto volevo fare meno che creare problemi alle istituzioni sportive, per questo chiedere scusa è il minimo. Anche se le partite si possono vincere o perdere, ma vanno giocate. Sarebbe meglio anche per la Roma, per i tifosi. Se ho sbagliato non voglio far pagare la mia società e con mia società non intendo il Cagliari ma i tifosi, i giocatori, il loro piacere di scendere in campo».

 

La Roma non replica alle parole di Cellino. La società resta alla finestra fino a quando il Cagliari non presenterà ufficialmente alla Corte di giustizia federale le memorie difensive a supporto del ricorso già annunciato (entro venerdì). Una volta lette le motivazioni del club sardo, la Roma avrà a sua volta tre giorni di tempo per presentare la propria linea, da discutere poi quando la Corte convocherè le parti per il dibattimento. Tutto si dovrebbe risolvere entro la fine della prossima settimana e a Trigoria faticano a comprendere in base a che cosa il Cagliari si senta così sicuro della ripetizione della partita. C’è la decisione di un giudice e, soprattutto, c’è un codice di giustizia sportiva con delle regole chiare. […]

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