Cassetti, gioia negata

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – C.Zucchelli) – “Ma di che stiamo parlando?” si chiedeva Luis Enrique un paio di giorni fa a Trigoria

quando, ricordando il ritiro di Riscone, non si riusciva a spiegare come mai prima gli veniva detto “Fai correre i calciatori” e poi, alla prima esclusione eccellente – leggi Totti e De Rossi – succedeva un “casino” incredibile. Atteggiamenti inspiegabili, secondo il tecnico. Magari anche a ragione. Roma però è così: passionale oltre ogni eccesso. E di questa passionalità si è innamorato ormai sei anni fa Marco Cassetti. Sperava che Luis Enrique lo convocasse per avere, almeno, la possibilità di giocare qualche minuto per l’ultima volta nello stadio che, dal 2006, lo ha visto protagonista.[…]

Il resto racconta di partite indimenticabili, di giornate e serate non dette e non scritte coi compagni di squadra e con tutti quelli che ogni giorno lo hanno visto a Trigoria. Oltre al derby, tanto per fare un esempio, anche quell’assist a Totti per lo straordinario sinistro al volo del Capitano a Marassi: «Un giorno – disse al termine di quella gara – potrò dire ai miei nipoti di aver partecipato a uno dei gol più belli del mondo». Difficile dargli torto. Così come è difficile non comprendere l’amarezza per quell’ultima presenza all’Olimpico che Luis Enrique gli ha negato nonostante le defezioni di Rosi e Josè Angel. Scelta tecnica per entrambi, anche se il primo ha ancora una caviglia un po’ dolorante. Pure Cassetti non è stato benissimo: problemi muscolari, qualche acciaccio di troppo soprattutto al tendine[…]

Il 30 giugno scade il suo contratto, qualche offerta ce l’ha nonostante un anno in cui ha messo insieme appena 8 presenze. Luis Enrique, fin da Riscone, è stato chiaro: “Per me è un centrale”, ha detto e alle parole hanno dato seguito ai fatti. Cassetti quel ruolo non lo ha mai sentito suo e a 35 anni – da compiere a fine mese – non se l’è sentita di rischiare di esporre lui e la Roma a brutte figure. Vedi Novara. Ha chiuso la sua carriera giallorossa così, dopo essere stato il titolare per anni e dopo essere stato un protagonista della Roma di Spalletti prima e Ranieri poi. Un uomo del Nord che si è innamorato della Capitale, dove dovrebbe restare a vivere anche quando smetterà col calcio. Questa città gli è entrata nel cuore, la Roma e i romanisti di più.[…]

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