Baldini: «Falsità per destabilizzare l’ambiente. Nessuno molla»

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista) – «Tutto quello che è stato detto in questi giorni è completamente falso». Baldini lo dice in conferenza stampa a Trigoria. Anzi, lo ridice: «Sembra che sia diventato un rituale che ogni due, tre mesi debba venire qui a spiegare cose di cui non c’è bisogno, visto che quello di cui si sta parlando è una libera interpretazione di pensieri che non sono della società». Il dg della Roma smentisce categoricamente che lui o gli altri dirigenti abbiano voglio di mollare, di andarsene altrove. «Ogni giorno – spiega – dobbiamo chiarire che questa società è solida, che non ha nessuna intenzione di cedere, di mollare questo percorso che per nessun motivo al mondo rinuncerà a portare a compimento. Non molla nessuno, tutti abbiamo un debito di riconoscenza verso chi ci ha scelto».

Ecco completo il testo della conferenza. «Sembra che sia diventato un rituale che ogni due, tre mesi debba venire qui a spiegare cose di cui non c’è bisogno, visto che quello di cui si sta parlando è una libera interpretazione di pensieri che non sono della società. Io sono stato scelto da questa proprietà per rendere il più presto possibile competitiva questa squadra e renderla competitiva in maniera stabile nel tempo, ispirandosi a principi di lealtà, coerenza e trasparenza e ad una gestione sana che permetta di essere competitivi senza rischi di fallimenti o problemi finanziari. Tutto questo viene continuamente messo in dubbio, destabilizzato da voci che riguardano partenze mie e di altri. Questo è un po’ umiliante, un po’ mortificante per me. Quando sono arrivato, ho detto che sarei rimasto a Roma fino al completamento di questo percorso o fino a che non mi avrebbero detto di cambiare. Lo dico un’altra volta, anche questo è mortificante, che non ho nessun dissapore con i miei collaboratori e che anzi nel tempo, oltre alla grande stima professionale, si è creata un’amicizia piuttosto forte. Direi addirittura esagerata. Sarà anche che passiamo 15-16 ore al giorno insieme (ride ndr). Siamo abituati ormai da tempo al fatto che quotidianamente le radio ci diffamino e veicolino informazioni completamente false. Ma ci saremmo aspettati che testate serie quantomeno verificassero meglio le proprie notizie. Perché, credetemi, tutto quello che è stato detto in questi giorni è completamente falso. E che vi piaccia e soprattutto, credo, che non vi piaccia, io finché avrò un po’ di forza per farlo, difenderò i colori di questa società e di questa città». (…)

A questa squadra manca completamente la personalità, manca la forza agonistica. Sembra che i giocatori non sentano il giusto senso di appartenenza. Di chi è la responsabilità: della proprietà a distanza? Di voi dirigenti? Ce l’ha a momenti, in altri no. Non gli manca in assoluto. Dopo l’Inter, tutti a dire che la squadra è forte, il gruppo pure, che Zeman è un grande. Tre settimane dopo, tutto il contrario. Con la Juve sicuramente è mancato. Le responsabilità le abbiamo evidentemente. Cerchiamo ogni giorno di confrontarci su questo. Ieri (martedì, ndr) abbiamo avuto una riunione in cui, contrariamente a tutto quello che è stato detto oggi (ieri, ndr) che è completamente falso, inventato, abbiamo parlato con tutti i dirigenti, con i capi area e con tutti i rappresentanti e gli impiegati, e si è detto proprio quello. Non c’è stata nessuna caccia alla talpa come è stato scritto, ma ho detto: “Cerchiamo ognuno di noi di fare il nostro nel modo più serio, professionale e rigoroso in modo da cercare di eliminare il più possibile i corollari che non sono propri della propria professione, perchè questo trasmetta ai giocatori che non siamo in un circolo ricreativo. Tutti devono percepire che c’è gente scrupolosa e seria nel proprio lavoro. Se riusciamo a trasmettere questo messaggio si riverberà in positivo sulla squadra”.

Spalletti ha detto: “Credevo che il problema fossi io a Roma, invece non è così”. Avete capito dopo due anni dove sono le difficoltà? Sabatini ha detto che bisogna riconsiderare il valore di alcuni giocatori. Sembra il manifesto anticipato di una sconfitta… Spalletti, anche se lo vedevo da lontano, mi è sembrato che sia stato una risorsa per la Roma, non il contrario. Lui ha costruito molto, anche come mentalità, come senso di rigore necessario per ottenere dei risultati. Su Sabatini, certe cose a volte si dicono anche per provocare delle reazioni nei giocatori. Lui ha voluto suscitare una reazione. Voi avete sposato due progetti, un po’ in antitesi uno con l’altro, ma sicuramente controcorrente. Il primo sappiamo come è andato a finire. Ora la decisione di Zeman e di lavorare con i giovani: avete considerato che in una piazza così atipica, con tutta questa pressione, può essere un problema? E cosa dite ai tifosi? Siamo sicuri di aver allestito una squadra completa e lo dimostreremo presto. Gli incidenti di percorso nella crescita fanno male, fanno male più a noi che a voi, che da quello che scrivete sembra che siate più felici di trovare del torbido che gioire di una vittoria. Posso dire che non si fermerà questa società, che è solida e ha obiettivi ben precisi e non lesinerà forze per centrarli e molto presto li renderà possibili. (…)

Quali sono gli obiettivi stagionali della Roma? De Rossi ha detto che la squadra non può lottare per lo scudetto… L’obiettivo che ci siamo dati quest’anno è competere per un posto in Champions League. Lo riteniamo possibile considerando anche la forza delle altre.

Si è domandato come mai, ogni volta che la Roma va in difficoltà, escono queste notizie sulle dimissioni sue e degli altri dirigenti? E poi: c’è qualcuno che vuole destabilizzare l’ambiente e questa dirigenza? È piuttosto ovvio che questa nuova proprietà, questo nuovo progetto in toto, non è mai stato benvoluto. Il dubbio che mi rosica dentro da tempo è che forse avremmo dovuto scendere a patti con tanti. Per come sono diventato, è una cosa che non riesco più a fare. Mi sono confrontato con gli americani e mi hanno detto di andare avanti così. C’è una volontà di destabilizzare, e forse è una mia colpa, io non riesco ad accettarlo. Se fossi sceso a patti avrei controllato tante cose rendendo l’ambiente migliore per i giocatori, forse. Potrei anche farlo, ma ho una responsabilità verso certe persone che potrebbe subito venire etichettate come nemiche della Roma e poi rischierebbero di subire ritorsioni.

Stasera (ieri, ndr) tornerà Pallotta, la sua assenza a livello fisico si fa sentire? I giocatori non sentono la mano del padrone. La proprietà ha dato a noi le chiavi di casa. Se i calciatori non sentono che c’è il padrone, è colpa nostra che non l’abbiamo trasmessa, non certo del fatto che la proprietà è a 12000 chilometri di distanza. Ma noi con la proprietà ci confrontiamo ogni giorno.

Non ritiene un errore aver confermato la cerimonia della “Hall of Fame” in questo momento? La cerimonia è preparata da tanto tempo, ha richiesto tanti sforzi, come i giocatori chiamati dal Brasile. È un evento slegato dai risultati della squadra, è un evento per i tifosi perchè possano festeggiare la loro storia, mi aspetto dalla gente una festa per i loro beniamini. Niente vieta alla gente di festeggiare i loro giocatori e un attimo dopo fischiare la squadra per il risultato di Torino. Sarà un bel momento rivedere quelli che hanno contribuito a costruire la storia della Roma.

Come si esce da questo momento tecnico? Cerchiamo di restaurare la convinzione, di convincere i giocatori che hanno la qualità. Ogni singolo giocatore è stato scelto insieme al tecnico. Le caratteristiche di ognuno sono state pensate come funzionali al tipo di gioco di Zeman. È chiaro che alcuni risultati hanno minato questa convinzione, e questa va restaurata il primo possibile per mostrare che abbiamo le qualità per venirne fuori.

State valutando di intervenire a gennaio sul mercato? Non lo stiamo valutando ora, a gennaio dopo 4 mesi di campionato avremo un bilancio di quelle che sono le nostre necessità e sapremo meglio come e se intervenire. (…)

Su sua indicazione sono stati scelti Luis Enrique, Tancredi e Lo Monaco. Ora non ci sono più. Si sente depotenziato? No, non mi ci sono sentito nemmeno per un attimo. Altrimenti avrei avuto altri tipi di colloqui con gli americani. Luis Enrique? Avrei continuato con lui, ma lui ha rinunciato. Tancredi è stata una scelta tecnica dell’allenatore. È un grande amico, mi ha fatto male ma non posso entrare nel merito di scelte tecnicihe. Su Lo Monaco, c’è una parte della società che non è devoluta a me, a me concerne il campo e io a quello mi sono limitato.

Non c’è un piano per togliere di mezzo Baldini, però perchè lei è più defilato negli ultimi periodi? Sabatini ormai è lui che fa il responsabile.

Zeman ha la fiducia illimitata anche se dovessero andare male le prossime giornate? È una fiducia illimitata, ieri nemmeno abbiamo accennato di confermare la fiducia di Zeman. Non è nemmeno oggetto di discussione. Sappiamo il tipo di calcio che fa e che i giocatori che abbiamo possono mostrarlo sul campo per avere al più presto quel calcio che ci auspichiamo. I discorsi su prima linea e seconda linea, c’è semplicemente una sintonia dirigenziale con Fenucci e sportiva con Sabatini, che nemmeno ce lo diciamo chi va a parlare per dire cosa. Ci sentiamo ognuno espressione della Roma. Neanche ci spartiamo nulla, chi sente di dover dire qualcosa lo fa, non c’è una gerarchia dittatoriale. Ognuno può rappresentare il suo punto di vista per quello che gli compete. Sabatini ha voluto suscitare una reazione.

Quali sono i rapporti con Mark Pannes? Si fa grande letteratura su diversità di opinioni passate e questo si trasforma in una incompatibilità. I rapporti sono assolutamente buoni, ci siamo sentiti ogni santa settimana per pensare alle cose da fare insieme. Se i rapporti non fossero buoni, lascerei il contratto e me ne andrei. Sulle condizioni, non mi aspettavo di lavorare in condizioni ambientali così poco favorevoli. Lavorare in un ambiente più sereno senza polemiche e senza molte falsità è molto più semplice per la squadra.

Si sente in colpa per aver mandato via Zeman e prendere Capello… Io non ero nella Roma che mandò via Zeman e prese Capello. Io ero a quel tempo consulente del presidente per quanto riguarda operazioni di mercato, come Paulo Sergio e Konsel. Ero un procuratore a quel tempo. Poi sono venuto in una nuova veste con Capello. Se c’è possibilità di vincere anche con un gioco spettacolare, perchè poi si gioca bene anche essendo cinici come con Capello che non rinnego, anzi è stato molto formante per me, ma credo che si possa giocare anche un calcio aggressivo e spettacolare come quello di Zeman e riuscire a vincere. (…)

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