Amadei campione per sempre

di finconsadmin

( Il Romanista – M.Izzi ) Nato a Frascati il 26 luglio 1921 , Amadei , ha iniziato a tirare calci al pallone nelle file dell’Opera Nazionale Dopolavoro Frascati. Il 29 giugno 1933 al Campo Mamilio è già in campo contro i parietà della Lazio e alla fine del match l’allenatore biancoceleste Dino Canestri sente il bisogno di congratularsi con lui. Durante i provini della leva calcistica del 1936 viene tesserato dall’AS Roma. La sua carriera all’interno dei ranghi giallorossi è strabiliante. Entrato nei boys, salta di fatto il passaggio negli Allievi (la RomaIII) e come documentato dall’Archivio Germani, l’11 aprile 1937 debutta nella Roma Riserve (o Roma B), in un’amichevole a Cagliari (vinta per 3-2). L’ascesa da vertiginosa diventa forsennata e il 14 aprile dello stesso anno, il “fornaretto”, viene utilizzato da Mister Barbesino in un allenamento della prima squadra contro il GUF Gianicolense (informazione assolutamente inedita sempre dovuta a Germani).

E’ poco più di un galoppo di trenta minuti per tempo, ma è il segnale della considerazione con cui il giovanissimo attaccane viene seguito. Le sorprese, comunque, non sono finite e il 2 maggio 1937 Amedeo completa un’ascesa che probabilmente non ha riscontri nella storia del calcio mondiale debuttando in serie A, con la maglia giallorossa, a 15 anni, 9 mesi e 13 giorni. Si tratta, come abbiamo detto, di un record assoluto che solo Gianni Rivera è riuscito ad insidiare (piazzandosi in questa graduatoria al secondo posto assoluto) e di cui Amadei andava, giustamente, molto fiero. Nel finale di stagione il ragazzo venne utilizzato più volte. Il 9 maggio, controla Lucchese, timbra un nuovo record immortale. Il gol contro la Lucchese lo fa diventare il goleador più giovane della storia del nostro calcio. Arrivano anche i traguardi di squadra. Il 30 maggio, vincendo a Milano contro l’Ambrosiana, i giallo-rossi conquistano l’accesso alla finale di Coppa Italia. Il premio partita per quell’impresa è di 1200 lire. Amedeo torna a casa, a Frascati e con le banconote da 100 lire che gli sono appena stati consegnati, copre tutto il tavolo della cucina. La Coppa Italia finirà al Genoa, ma la carriera della giovane ala destra (questa era la posizione in cui viene inizialmente utilizzato) è partita nel migliore dei modi. All’inizio della nuova stagione torna in forza alla Roma II (il 15 settembre 1937, ad esempio, è in campo controla Materdegli ex Preti e Celestini), ma colleziona comunque altre tre presenze nella massima serie. Nella stagione 1938/39, nell’ambito dell’operazione che portò Bonomi a trasferirsi in giallorosso, venne girato in prestito all’Atalanta. Ingaggio per il calciatore 1800 lire, più un compenso mensile di 1500 lire. Sotto la guida tecnica di Imre Senkey,Amedeo disputa 33 partite segnando 4 gol. I nerazzurri sfiorano la promozione in A che svanisce, nell’ultima giornata di campionato solo per la differenza reti (1.69 del Venezia contro 1.65 bergamasco). Al termine di quell’annata così incoraggiante l’Atalanta cercò di trattenere il talentuoso attaccante. Fortunatamente, però, nel summit di mercato organizzato all’Hotel Atlantico, l’accordo non venne trovato. La Roma per uscire dall’imbarazzo sparò una cifra impossibile: 125.000 lire e la trattativa morì sul nascere. Tornato nella capitale Amadei vive un’altra annata interlocutoria per poi esplodere, definitivamente, nella stagione 1940/41 quando sigla 18 gol in 30 partite firmando in pratica da solo l’avventurosa salvezza centrata dai giallorossi. Siamo alla vigilia di un torneo, quello 1941/42, che ha regalato a un’intera generazione di romanisti, quella dei fondatori, la gioia dello scudetto. Guidati dall’esperto Alfred Schaffer e grazie a un mix fantastico di esperienza (Masetti, Donati, Mornese, Borsetti, Cappellini, Brunella, Pantò, Bonomi ecc …) e gioventù (Amadei, Krieziu, Coscia, Andreoli, Nobile, Jacobini ecc …), gli uomini del presidente Bazzini conquistano un insperato quanto meritato trionfo. Per l’Italia (ormai precipitata negli anni più duri del conflitto mondiale) e perla Roma, sta però per iniziare un autentico calvario. L’ultima fiammata arriva con l’accesso alla semifinale di Coppa Italia contro il Torino di capitan Valentino Mazzola. Il 23 maggio 1943, durante la gara disputata a Torino, si accende un parapiglia. Mornese e Ferraris II vengono espulsi, e quando l’arbitro Massironi si reca a parlare con il guardalinee Massironi, questo viene colpito alle spalle da un calcio. L’arbitro, alla ricerca di un capro espiatorio, espelle l’innocente Amadei. Si mette a questo punto in moto un meccanismo perverso.

Su Amadei, astro del calcio italiano, vengono fatte enormi pressioni. Convocato alla presenza delle autorità della Federazione e del partito gli viene chiesto di fare un nome, quello di un colpevole qualsiasi, per toglierci d’impaccio. Amadei si rifiuta e va incontro a un destino durissimo. Dopo mesi di confuse inchieste, di rinvii e di archiviazioni promesse a mezza bocca, a gennaio del 1944, arriva il verdetto di squalifica a vita. La Roma ad aprile completa un esposto che appellandosi all’articolo 16 chiede di tenere conto che vista la situazione di guerra la Società non aveva potuto trasmettere tutti gli atti di difesa del proprio tesserato. Si chiede di sospendere la pena. Per Amadei, che ha avuto il forno bombardato ed è appena diventato padre, è un momento drammatico. Un’amnistia gli renderà il diritto di giocare e nel dopoguerra, fino al 1948, sarà la guida e il capitano della sua Roma.Roma che sarà poi costretta a cederlo per risanare il bilancio e continuare a vivere. Lui si trasferirà all’Inter mettendo però in chiaro che non avrebbe mai giocato contro la Roma in una eventuale gara decisiva per la salvezza dei giallorossi. Negli ultimi anni arrivano la gioia della maglia azzurra, ancora valanghe di gol nel Napoli e un’elezione a sindaco di Roma sfiorata… 17.231 voti ottenuti da candidato indipendente. Solo il sindaco Rebecchini sarà in grado di superarlo. Una volta appese la scarpe al chiodo la carriera da allenatore con la conquista del seminatore d’oro. Sacerdoti e Viola, in epoche diverse, tentarono di riportarlo alla Roma, con operazioni fallite per diverse contingenze… ma Amedeo Amadei, l’ottavo Re di Roma, non ha mai smesso di regnare nel cuore dei tifosi giallorossi.

 

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